Avevo appena ricominciato a scrivere e tutto si è fermato di nuovo.
Quando la vita non va come deve (ma non che va là anziché lì, cioé quando proprio si ferma, ci ripensa e torna indietro) e tutto quello che ti viene da dire è "cazzarciderbolinapuruntu"! Che significa? Niente. Come la direzione che ha preso la vita. Non è una direzione. Semplicemente non va. Nessuna meta. Nessuna tappa. Sei bloccato. Sospeso. Inerme. Ignavo e svogliato.
Quindi? Aspetti.
Quanto tempo si butta via aspettando. E non parlo della coda al Mc Donald quando gli impiegati hanno l'ora di pausa e affollano le casse. Parlo di attese di mesi, anni e lustri poco illustri. Attese per noi mortali ingiustificate, ma giustificate invece dai burocrati inetti, dall'incompetenza di chi abusa del proprio potere senza chiedersi nemmeno se questo gli porterà un vantaggio o lo fa semplicemente per il gusto di fermare l'altrui procedere.
Come se ci fosse una sola corsia e, una volta occupatala, ci si ferma in mezzo. A guardare il panorama. Chi dietro aspetta potrebbe anche adirarsi un po', no?
Adesso ricomincio a muovermi. Ma poi qualcun altro vorrà bloccare nuovamente il cammino? Lo vedremo solo vivendo.
Quanto vivere dobbiamo impegnare per capire come vivere?
Questo è il blog di Olindo Urbani. Sono uno scrittore e qui racconto le mie astrazioni. Leggi quello che preferisci e, se ti andasse, scrivi un commento. Che io potrei eventualmente censurare a mio insindacabile giudizio. Privilegio d'autore. :)
lunedì 13 luglio 2015
venerdì 6 giugno 2014
L'illogica logica del massimo profitto.
Dopo anni di studi, osservazioni e statistiche (ovviamente effettuati da idioti) le aziende (e le Nazioni) hanno stabilito che il massimo profitto è l'unico risultato da perseguire. E i dirigenti/governanti (idioti anch'essi) procedono sempre in questa direzione. E ciclicamente nel corso degli anni arrivano le crisi economiche, i suicidi di massa, le rivoluzioni ecc.
Ipotizzare che ci sia un probabile errore di calcolo è troppo?
L'errore non è matematico (almeno credo! Spero abbiano usato una calcolatrice e non il foglio di carta del salumiere!), ma è nei dati inseriti. Ovvero al quesito "quale risultato voglio ottenere dall'azienda?" il dato inserito è: "massimo profitto".
Perché viene inserito questo dato? Lo insegnano a scuola? O sono semplicemente inetti?
Un'azienda non è una ONLUS e chi vi opera o la gestisce vuole giustamente ottenere qualcosa in cambio. Fin qui tutto quadra: il profitto è legittimo e il dato corretto. Poi però notiamo che alla parola "profitto" è abbinato un aggettivo: "massimo". Questo è l'errore.
Anni fa un'azienda statunitense ha acquisito l'azienda italiana dove lavoravo. Durante i comprensibili disordini dovuti alla fusione venne ad insegnarci il mestiere una chiattona sorridente (ma tutte le gnocche che si vedono nei film? Sono tutte a Hollywood?), la quale in una riunione (anzi un meeting) di dieci minuti rivelò la parola del messia a noi umili servi: "All we do, we do it for money!"
Probabilmente ha una doppia laurea in economia, una di Stanford e l'altra di Harvard, per avere elucubrato un così profondo pensiero...
Ironia a parte mi riesce difficile credere che un qualunque imprenditore, sia esso l'artigiano improvvisato che fa collanine da vendere sulla bancarella in riva al mare o il multimiliardario che produce razzi spaziali, non abbia pensato di fare quello che fa per soldi e occorra qualcuno che glielo dica: fare l'imprenditore vuol dire proprio investire tempo, denaro e idee per trarne profitto.
Quindi, tornando al calcolo sbagliato di cui sopra, l'errore del "massimo" profitto persiste e logora tutto e tutti quelli che orbitano nello spazio dell'azienda, perché fa sì che l'azienda stessa non investa in idee, persone e strumenti poiché investire vuol dire meno denaro per il profitto che non sarebbe massimo. Ed ecco che il massimo profitto odierno diventa la crisi di domani.
Nel 2000 un Concorde in decollo da Parigi subì un grave danno e prese fuoco lungo la pista. Nonostante questo il pilota fu costretto a proseguire la manovra di decollo in quanto non c'era abbastanza pista per fermare l'aereo: si sarebbero schiantati prima di riuscire a fermarsi (almeno questo si evince dalle notizie reperibili in rete). Pochi secondi dopo il decollo si schiantò a terra. Morirono tutti più quattro. Sì perché cadde su di un edificio abitato. Schiantandosi sulla pista almeno quei quattro sarebbero sopravvissuti. Già, ma chi mai avrebbe scelto di schiantarsi subito anziché tentare di salvarsi decollando? Io no. Quindi era inevitabile? No. Perché anche gli aeroporti seguono la regola del massimo profitto. Se avessero seguito solo quella del profitto la pista sarebbe stata più lunga di quanto sia in realtà, il Concorde non sarebbe decollato e, nella peggiore delle ipotesi, avremmo avuto almeno 4 sopravvissuti. Ma ottimisticamente ritengo ce ne sarebbero stati altri.
Questo è solo uno dei più eclatanti risultati causati dalla logica del massimo profitto. La logica più illogica di tutte. Che permette al signor Autostrade di cambiare la sua vecchia auto di lusso dotata di solo quattro airbag con una nuova super lusso che ne ha dieci. Così quando si schianterà alla curva dove l'asfalto è crepato e le buche fanno perdere il controllo e ti scaraventano sul guardrail arrugginito, avrà più chances di sopravvivere. Se invece seguisse la logica del profitto semplice magari non cambia l'auto, ma alla medesima curva ci saranno un asfalto drenante opportunamente steso, un guardrail ben mantenuto e luci e segnalazioni adeguati che eviteranno lo schianto. Anche se viaggiasse su una Balilla.
Ipotizzare che ci sia un probabile errore di calcolo è troppo?
L'errore non è matematico (almeno credo! Spero abbiano usato una calcolatrice e non il foglio di carta del salumiere!), ma è nei dati inseriti. Ovvero al quesito "quale risultato voglio ottenere dall'azienda?" il dato inserito è: "massimo profitto".
Perché viene inserito questo dato? Lo insegnano a scuola? O sono semplicemente inetti?
Un'azienda non è una ONLUS e chi vi opera o la gestisce vuole giustamente ottenere qualcosa in cambio. Fin qui tutto quadra: il profitto è legittimo e il dato corretto. Poi però notiamo che alla parola "profitto" è abbinato un aggettivo: "massimo". Questo è l'errore.
Anni fa un'azienda statunitense ha acquisito l'azienda italiana dove lavoravo. Durante i comprensibili disordini dovuti alla fusione venne ad insegnarci il mestiere una chiattona sorridente (ma tutte le gnocche che si vedono nei film? Sono tutte a Hollywood?), la quale in una riunione (anzi un meeting) di dieci minuti rivelò la parola del messia a noi umili servi: "All we do, we do it for money!"
Probabilmente ha una doppia laurea in economia, una di Stanford e l'altra di Harvard, per avere elucubrato un così profondo pensiero...
Ironia a parte mi riesce difficile credere che un qualunque imprenditore, sia esso l'artigiano improvvisato che fa collanine da vendere sulla bancarella in riva al mare o il multimiliardario che produce razzi spaziali, non abbia pensato di fare quello che fa per soldi e occorra qualcuno che glielo dica: fare l'imprenditore vuol dire proprio investire tempo, denaro e idee per trarne profitto.
Quindi, tornando al calcolo sbagliato di cui sopra, l'errore del "massimo" profitto persiste e logora tutto e tutti quelli che orbitano nello spazio dell'azienda, perché fa sì che l'azienda stessa non investa in idee, persone e strumenti poiché investire vuol dire meno denaro per il profitto che non sarebbe massimo. Ed ecco che il massimo profitto odierno diventa la crisi di domani.
Nel 2000 un Concorde in decollo da Parigi subì un grave danno e prese fuoco lungo la pista. Nonostante questo il pilota fu costretto a proseguire la manovra di decollo in quanto non c'era abbastanza pista per fermare l'aereo: si sarebbero schiantati prima di riuscire a fermarsi (almeno questo si evince dalle notizie reperibili in rete). Pochi secondi dopo il decollo si schiantò a terra. Morirono tutti più quattro. Sì perché cadde su di un edificio abitato. Schiantandosi sulla pista almeno quei quattro sarebbero sopravvissuti. Già, ma chi mai avrebbe scelto di schiantarsi subito anziché tentare di salvarsi decollando? Io no. Quindi era inevitabile? No. Perché anche gli aeroporti seguono la regola del massimo profitto. Se avessero seguito solo quella del profitto la pista sarebbe stata più lunga di quanto sia in realtà, il Concorde non sarebbe decollato e, nella peggiore delle ipotesi, avremmo avuto almeno 4 sopravvissuti. Ma ottimisticamente ritengo ce ne sarebbero stati altri.
Questo è solo uno dei più eclatanti risultati causati dalla logica del massimo profitto. La logica più illogica di tutte. Che permette al signor Autostrade di cambiare la sua vecchia auto di lusso dotata di solo quattro airbag con una nuova super lusso che ne ha dieci. Così quando si schianterà alla curva dove l'asfalto è crepato e le buche fanno perdere il controllo e ti scaraventano sul guardrail arrugginito, avrà più chances di sopravvivere. Se invece seguisse la logica del profitto semplice magari non cambia l'auto, ma alla medesima curva ci saranno un asfalto drenante opportunamente steso, un guardrail ben mantenuto e luci e segnalazioni adeguati che eviteranno lo schianto. Anche se viaggiasse su una Balilla.
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martedì 6 maggio 2014
Un viaggio lungo un anno.
E' passato un anno dal mio ultimo post. Mi sono preso una pausa. Una lunga pausa. Tipo quelli che in ufficio tra caffé e sigarette praticamente fanno un part-time, ma vengono pagati full. Io però sono scusabile: nessuno mi paga.
In questo anno mi hanno fatto visita il riposo, la serenità, l'amore, la felicità, l'abbandono, la morte, la fatica, la novità, la paura, l'odio.
Ora sento la necessità di ricominciare a scrivere.
Sfodero la penna: en garde!
In questo anno mi hanno fatto visita il riposo, la serenità, l'amore, la felicità, l'abbandono, la morte, la fatica, la novità, la paura, l'odio.
Ora sento la necessità di ricominciare a scrivere.
Sfodero la penna: en garde!
giovedì 9 maggio 2013
I pezzenti nell'anima.
Ci sono tante persone diverse al mondo. C'è il calmo e
l'agitato, c'è l'ordinato e il disordinato, lo scaltro e l'ingenuo, il
passionale e il riservato. Ci sono i folli, i gentili, i maleducati. Gli
altruisti, i generosi e gli egoisti. Ci sono veramente così tante
caratteristiche nella natura umana che spesso conoscere bene una persona può
rivelarsi un'impresa lunga. E tra le tante caratteristiche ce n'è una
detestabile alla quale non so ancora dare bene una definizione precisa perché è
un misto di tirchieria, egoismo e ignoranza. Io definisco le persone che la
posseggono "pezzenti nell'anima".
Il pezzente è una persona molto povera che stenta a
sopravvivere e campa grazie ad elemosina.
Il pezzente nell'anima è una persona che può anche essere
molto abbiente, ricca, ma ha comportamenti da misero che vanno oltre la
tirchieria e sfociano nel ridicolo. Il pezzente nell'anima, abbreviabile in
"PENA", è colui o colei che non invia un sms pur avendone necessità
perché ha già terminato tutti quelli inclusi nel suo piano mensile e quindi
dovrebbe pagarlo (10 centesimi). Oppure compra un super telefonino costoso e
non lo usa perché ha scelto un abbonamento troppo economico per le sue
necessità. O ancora porta i figli al luna park, ma non consente loro di
eccedere i 10 euro per andare sulle giostre. Compra un'auto sportiva nuova da
parecchie decine di migliaia di euro e la alimenta a GPL. Abita in una villa di
300 mq con un giardino che somiglia più a un campo da golf per dimensioni, ma
d'inverno usa il cappotto in casa poiché mantiene la temperatura interna
attorno ai 16 gradi per evitare bollette stratosferiche. Acquista uno
strepitoso letto barocco in oro decorato con diamanti e vi monta la rete
arrugginita in ferro avanzata nella soffitta della nonna sulla quale posa un
materasso macchiato e sfondato recuperato da un ostello dismesso. Manda i figli
in vacanza coi nonni pensionati in una tristissima località balneare per
pensionati perché preferisce andare in vacanza a fine settembre che è bassa
stagione, anche se così non potrà fare il bagno. Compra la Coca-cola nel
bottiglione gigante che costa meno delle lattine, ma poiché lo esaurisce in una
settimana dal giorno dopo l'apertura se la beve sgasata. Acquista il costoso
cibo per cani raffinati alla sua bestiola e offre caramelle made in china
rubate dalla sala d'attesa del pediatra ai suoi figli. Monta eleganti lampadari
di premiati designer che non accende per evitare il consumo di corrente. Ha un
televisore da 60 pollici e 3 mignoli dove puoi guardare solo le repliche di
"amici", perché Sky costa troppo. Ha la vasca idromassaggio per 2
persone e fa solo la doccia per non sprecare l'acqua calda. Ha 3 appartamenti
di proprietà, 2 li affitta, lavora 8 ore al giorno per 6 giorni alla settimana
e va in vacanza solo a casa dei parenti perché l'albergo è caro. ...
Quanto potrei andare avanti...
mercoledì 24 aprile 2013
Futurama
Ma quante str...upidaggini si vedono nei
telefilm/film/libri/riviste/post it di fantascienza?! Premesso che
"fantascienza" è la fusione di “fantasia” e “scienza” risulta chiaro a tutti
la irrazionalità finalizzata solo al divertimento del lettore/spettatore, tuttavia
ritengo occorra, se non un limite imposto, almeno una decenza dignitosa. A
titolo puramente esemplificativo e per nulla esaustivo cito un film che ricordo
aver avuto un discreto successo tanto da avere dei sequel: Starship troopers.
La scena più ridicola fra le tantissime è il capitano che comanda con abilità
la manovra in retromarcia all’astronave per farla uscire dal parcheggio
spaziale. Già di per sé un’idiozia, la si è resa ancora più irreale dal fatto
che il capitano sia donna: donne e retromarce… Mah!?!
Ma non volevo parlare di film. In realtà l'idea di questo
post mi è venuta leggendo Wired, autorevolissima (!) fonte sul futuro (beh,
dai... non mi dispiace come rivista, ma l'esaltazione esagerata di alcuni
seguaci e persino articolisti la trovo inopportuna e fastidiosa simile a quella
degli esaltati che hanno redatto la bibbia. Comunque visto che si continua a
complicarci la vita con assurdità di ogni tipo, delle quali ben poche utili, vi
racconto io come sarà il futuro più o meno prossimo.
La parola d’ordine sarà: semplicità.
Intanto basta ai mille insulsi lavori fantasma: le aziende
oggi pagano e strapagano laureati in qualsivogliologia per fare lavori
totalmente inutili, creati apposta per dare un senso ai loro studi, ma privi di
utilità. Tanti fighetti dalla mano incapace usano parte del loro tempo
lavorativo per creare null'altro che proiezioni e presentazioni e snocciolare
dati (un'altra buona parte del tempo la passano al bar aziendale) dell'utilità
di uno sbucciamela elettrico per la nonna che prepara una torta. Di mirtilli.
Pertanto una grossa crisi economica (vera, non quella attuale che è una crisi
politica) farà sì che finalmente ritorneranno a fare lavori manuali autentici,
dall'idraulico all'elettricista al fattorino ecc., e ci sarà una vera scelta di
qualità nella manodopera che darà una bella sferzata a quei tanti cialtroni
approfittatori che fanno questi lavori oggi e che li svolgono con l'impegno di
un bambino che unisce i puntini sulla settimana enigmistica.
In campo aereonautico vedremo l'evolversi dei trasporti a
medio e piccolo raggio: sorpassati dall'efficienza dei treni, il volo veloce
sarà destinato alle lunghissime distanze, mentre sulle brevi e medie s'imporrà
il volo panoramico lento e comodo dei dirigibili.
Una lunga fila di ex-programmatori di str..upidaggini (leggi
app) farà la fila al collocamento e solo pochissimi sopravvivranno
professionalmente. Gli altri andranno a raccogliere pomodori, che così forse
saranno infine ben sistemati nelle vaschette.
La coca cola e le maggiori bibite si contenderanno lo sfruttamento
del rubinetto casalingo dedicato alle bibite: comodo veloce pratico con canone
mensile flat o a consumo.
A seguito di questo post il mondo capirà che un grande genio
e persona che merita di essere ricordato per avere reso accessibile ai più il
mondo dell'informatica è Bill Gates e non Steve Jobs (RIP), pertanto Window 8
la smetterà di proporre app del cappero e migliorerà 7 senza stravolgerlo.
I TAB saranno donati come gadget per bambini nelle uova di
Pasqua vista la loro inutilità, mentre si avrà il boom di netbook super-potenti
con schermo flessibile o pieghevole che assolveranno così a tutte le funzioni
del pc di casa e dello smartphone insieme.
Le auto elettriche saranno praticamente senza batteria
alimentate da una trasmissione a distanza della corrente, un po' come avviene
nei filobus, ma senza filo. Saranno impostate per guidare da sole e questo
renderà la patente di guida un gadget per pochi appassionati della guida
manuale che dovranno sostenere esami universitari per averla e il guadagno in
termini di vite umane salvate a causa di incidenti stradali evitati sarà
elevatissimo.
Infine il sesso: le donne capiranno che gli uomini sono una
vera schifezza e ci sarà un lesbismo crescente il che ridurrà di fatto le
nascite compensando così i mancati morti sulle strade.
Praticamente sono un matematico del futuro.
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lunedì 25 marzo 2013
I nani al contrario.
Qualche volta guardo le persone e mi
fermo a riflettere. Non tanto sennò rischio di fondere. Non per la
limitata potenza del mio cervello, ma per la quantità di idiozia
che vedo emergere dai comportamenti umani.
Uno dei tanti che mi indispettisce e mi
fa divertire maggiormente allo stesso tempo è la divinizzazione che
si opera a favore di alcune persone.
Ho letto, non ricordo dove, che secondo
uno studio effettuato dalla tale università (poco ci importa che sia
vero o falso) le persone più alte della media siano meglio
predisposte ai successi in campo professionale.
Ora il termine “predisposte” non è
assolutamente corretto: la predisposizione presuppone che il tal
individuo abbia una caratteristica talentuosa che lo aiuti ad emergere
in un determinato campo rispetto a chi ne sia privo. Ma i presunti
successi professionali degli spilungoni non dipendono dal loro
talento, bensì da qualche stupida reminiscenza atavica che induce i
normalmente alti a ritenere che un “gigante” sia più forte e
quindi più adatto a difendere la tribù e, in altre parole, a governarla.
Visto che la maggior parte di noi non
vive in tribù primitive sarebbe ora di ampliare la visione al mondo
di oggi e dimenticare queste paure ancestrali.
A mio modesto (si fa per dire) parere
le persone eccessivamente alte invece altro non hanno che dei difetti
genetici: c'è chi nasce menomato, chi cieco, chi nano e chi alto.
Gli alti non sono altro che dei nani al
contrario.
La cosa ridicola della società è che
mentre gli altri esempi da me citati ricevono un'attenzione
particolare, sia essa compassionevole o dispregiativa, gli alti
ricevono un elogio, un'ammirazione da parte del pubblico di misura standard, quasi a
desiderare di voler essere come loro. Eppure nella letteratura
fantastica da sempre nani e giganti sono visti come “nemici” o
comunque, siano essi buoni o cattivi, non come i "normali". Quindi un
nano può avere un'autorizzazione per parcheggiare nei posti
riservati ai disabili mentre una persona alta no. Eppure lo spilungone ha parecchi
problemi ad adattarsi ad un mondo creato per misure standard: non
entra in una utilitaria ed è costretto a comprare un'auto più
grande. La stessa non può essere cabrio, notoriamente più basse
delle berline. Entrare e uscire quando l'auto è parcheggiata di fianco ad un'altra crea parecchie difficoltà. Chi si trovasse a
sedere dietro lo spilungone in un viaggio capirebbe cosa prova una
sardina in scatola. Aerei, treni, case: sono tutti luoghi
difficilmente accessibili ai giganti, scomodi e opprimenti. Stipiti,
lampadari e lampade a muro sono pericolosi attentati alla loro
incolumità. Vestiti e scarpe sono un'altra angoscia di questi
handicappati: mai qualcosa che possa andar loro a pennello. Le donne
poi sono ancora più svantaggiate rispetto all'uomo soprattutto in campo amoroso:
non saranno mai viste come un dolce e gentile fiore da accudire e
amare, ma agli occhi dei "normali" risulteranno sempre delle regine amazzoni, indipendenti e
forti che non temono la solitudine, col risultato di attrarre solo
maschi in cerca di una bella topolona con cui far sesso e nulla di
più.
In buona sostanza invito i "normali" a
riflettere sull'osannare queste figure. Hanno già dei problemi, non
infieriamo facendoli sentire superiori: il delirio di onnipotenza è
il primo sintomo della follia.
PS. A chi pensa che io, persona di
altezza media, parli per invidia dico solo: se la fata Turchina
comparisse per regalarmi 5 cm non le chiederei di allungarmici
le gambe...
giovedì 14 febbraio 2013
Humor nero a San Valentino
Quel pistola di Pistorius ha preso una pistola e ha
ammazzato la sua fidanzata.
Chiaro che non è menomato solo nelle gambe, ma soprattutto
in testa.
Alla polizia ha detto che le sembrava un ladro. Sì perché
lei stragnocca planetaria forse si era messa la tutina nera di cat-woman per
fargli passare un San Valentino pepato. Ma forse, più' semplicemente, lei ha
scoperto che pure il pistolino di Pistorius è una protesi e sulla moda di “oggi
va bene tutto persino i cessi purché siano naturali”, ha deciso di mollarlo per
un autentico uomo intero sebbene orribile (ma naturalmente anch'egli col
portafogli gonfio).
Dicono che lui non bevesse e non prendesse droghe. E allora?
Perché se l'avesse uccisa sotto l'effetto dell'imbecillomina sarebbe stato
perdonabile?? Lei sarebbe morta meno atrocemente? Come gli ubrichi in strada:
guidi e ammazzi qualcuno e se sei ubriaco ti perdono perché non l’hai fatto
apposta. Leggi imbecilli di legislatori ancora più imbecilli. Perché quando sei
sobrio e decidi di bere non lo sai che poi non devi guidare?
Povero ragazzo comunque: una vita a faticare, tante rinunce
per conquistare una medaglia e poi ora una cupa galera senza nemmeno un cavallo
per potersi allenare. Ah, no! Il cavallo è troppo simbolico perché ha quattro
gambe. Ci vuole più sensibilità nel parlare di questi uomini difettosi. Cioè
non si può chiamarli difettosi o handicappati e nemmeno menomati. Non gli si può
dire storpi e neppure un banale sciancato. Sono disabili o persone con ridotta
mobilità. Eppure io che la mobilità ce l'ho intera non riesco mica a fare
quelle corse da olimpiadi: oggi ho salito pochi gradini di corsa alla stazione per prendere il treno e avevo la
lingua a penzoloni peggio delle orecchie di un cocker!! E poi è lui quello a
ridotta mobilità? Solo nel cervello credetemi: lì non si muove nulla, non un
solo neurone!
Conosco un disabile come si usa dire oggi. Quando sente
quella parola (disabile appunto), s'incazza come una biscia a cui hanno schiacciato
la coda. Disabile o inabile. Ovvero non abile. Provate a batterlo a scacchi e
ditemi se non e' abile?! Provate a fare qualunque gioco con le carte con lui e
vediamo se vi lascia vincere una partita. Provare a batterlo al Trivial. E dopo
che avete tentato questo e altro vi sentirete voi disabili. Lui è storpio. Non
può correre o camminare correttamente. Ma è più abile di ventiquattro dei nostri
ministri messi insieme!! La finta pietà delle parole... Sono zoppo e mi
chiamano zoppo: non vedo cosa ci sia di offensivo. Se invece mi dicessero
stronzo, beh quella sarebbe sicuramente un'offesa!
Tornando a Pistolinus, ops! Pardon, Pistorius... No non
torniamo a Pistorious. Lasciamolo là dove merita nell'oblio della galera
sperando che non ne esca più e che non abbia ulteriore notorietà ad esempio
dalla pubblicazione della sua autobiografia. Un po’ come Schettino: ammazza 30
persone ed è più star lui di un volontario del pronto soccorso! Colpa di chi
ritiene sia da ascoltare una tale ameba umana. Torniamo invece alle gnocche
stellari, alle ragazze semplicemente fighe e pure a tutte le donne normalmente
belle, cessi o meno che siano: care donne, smettetela di rincorrere sta
gentaglia arricchita nel portafogli e vuota nell'umanità, fatta e strafatta di
potere mediatico tanto da credersi immortali e intoccabili. Volete stare con
uno che vi dia la sicurezza economica? Siete zoccole. Date lui ciò che vuole e
fatevi fare il regalino, ma non frequentatelo in maniera stabile: lo sapete che
son tutti dei cialtroni nella migliore delle ipotesi! Cercatevi un uomo da
amare per il suo cuore tenero e non per le sue gambe d'acciaio. L'avete trovato,
ma è un povero sempre in bolletta? E allora? Amare non significa avere. Se
volete avere allora siate zoccole, ma non pretendete di essere amate: usate
l'uomo ricco così come lui usa voi.
Come mai tutto questo odio e questo macabro humor proprio a San
Valentino? Beh perché io odio San Valentino. Come tutti i single di cuore in
cerca d'amore.
Ah! Se fossi gnocca (e disinteressata al portafogli)
contattami!
![]() |
| Non più viva |
Nota a tutti quelli che hanno una fede: pregate per l'anima
di una ragazza trapassata troppo presto. Chi non ha fede invece si limiti a
sperare che almeno stavolta una parziale giustizia venga fatta. Sì perché la
giustizia intera sarebbe che lui morisse e lei resuscitasse.
Felice San Valentino
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sabato 19 gennaio 2013
Giornalisti = straccivendoli cialtroni.
Non amo i giornalisti, si sapeva già. Tuttavia repetita iuvant.
Ieri sera ho ricevuto voce di un curioso seppur drammatico
incidente stradale dove è stato coinvolto un trasporto cavalli. Per
approfondire la notizia ho acceso Sky tg24. Dopo il solito circo dei
politicanti è passata una notiziola da me inascoltata circa un delinquente che
dovrebbe stare in galera e invece viene osannato come star, tal Corona
Fabrizio, poi lo sport (ma perché mai lo sport?! Sky ha già un canale dedicato
24 ore alle notizie sportive?! Bah! Cialtronerie da straccivendoli...), il
meteo (ancora?! Ma Sky ha già un canale con 24 ore di notizie meteo!) ed infine
l'eclatante notizia attesa da tutti (ma non da me) a cui è stato dedicato un
servizio di ben 30 o 40 secondi: la first lady americana si è fatta la
frangetta.
Secondo quanto poi ho appreso in rete l'autostrada è rimasta
bloccata per un'ora, le basse temperature hanno creato ovvi disagi ai soccorsi,
gli animali sopravvissuti vagavano spaventati sulle corsie e si è creata una
inevitabile coda. Ritengono queste possano essere notizie ben più utili e
interessanti di quanto mandato in onda realmente.
Non me ne voglia Sky: ho citato questo tg come esempio e
solo perché è l'unico che saltuariamente guardo, ma i concorrenti non sono da
meno e fanno a gara per copiarsi le ridicolaggini sulle quali costruire scoop
da propinare agli incapaci di pensiero.
Giornalisti! Provate a fare veramente un servizio di
divulgazione utile! Magari scoprireste che vi piace di più piuttosto del fare
copia-incolla l'uno con l'altro e forse in futuro eviterete ad un onesto
lavoratore che stia tornando a casa di incappare in una coda inaspettata e gli
risparmierete arrabbiatura, tempo e soldi. Questo sarebbe un servizio utile.
Incapaci!
venerdì 4 gennaio 2013
Buon anno. Sono stanco.
..."Sì, lo so: inizio adesso con l'anno nuovo!"
Quante volte abbiamo detto questa frase? Che si tratti di
dieta, lavoro, qualcosa da mettere a posto, rapporti familiari o conquiste di
altri pianeti ritengo essa sia seconda solo al classico "buon anno".
E io, che non sono da meno, adesso mi ritrovo che l'anno nuovo sia già iniziato
da ben quattro giorni e non ho ancora iniziato le duemilatredici cose da fare
che avevo rimandato.
CaZpita! Che palle! Le feste natalizie sono fuggite via
troppo in fretta! Le voglio rifareee!!!! E' mai possibile iniziare un nuovo
anno con la stanchezza addosso e trovarsi ancora a nemmeno metà della montagna che
sto scalando?
Necessito ferie.
martedì 25 dicembre 2012
Ho fatto un sogno...
...Ho sognato la tarda sera scendere fredda su di una città, una come tante.
Le vie deserte, ingombre qua e là di qualche cumulo di neve, portano a chiedersi "Dove sono tutti?" e basta alzare un po' lo sguardo per vedere tante finestre illuminate, dove allegre ombre svelano le figure degli abitanti e rassicurano il solitario passante.
Ogni balcone è addobbato con i più diversi motivi colorati e le strade brillano di tanti scintillii festosi che disegnano stelle, abeti e cascate di luci appoggiate sul buio della notte.
Questo buio però non spaventa nessuno. Questo è un buio sereno e atteso. Questo è il buio più splendente che ci sia!
Oltre i muri, nelle calde stanze di una casetta, un lettino di bimbo rimane in compagnia solo di teneri peluche, perché il suo ospite fisso è intento a chinare la testa sul suo cuscino portato per l'occasione sul divano, vicino ad un decoratissimo albero rilucente, mentre la mamma affettuosa copre l'insolito intruso con una morbida coperta.
Il sonno è tanto e gli occhietti, affaticati dall'interminabile giorno, spingono verso il basso le palpebre.
E quando, dopo una breve lotta, il piccolo ometto finalmente accetta la resa e gli occhi si chiudono sereni lì inizia la magia!
E' la magia più difficile che ci sia: portare gioia e felicità nei piccoli cuori, quelle fonti di preoccupazioni di oggi e gran sollievo di domani.
Ogni anno accade questa magia e anche se gli anni passano l'intensità del sentimento non è mai stanco o indisposto e...
...Beh! E' bello quando i sogni diventano realtà!
Le vie deserte, ingombre qua e là di qualche cumulo di neve, portano a chiedersi "Dove sono tutti?" e basta alzare un po' lo sguardo per vedere tante finestre illuminate, dove allegre ombre svelano le figure degli abitanti e rassicurano il solitario passante.
Ogni balcone è addobbato con i più diversi motivi colorati e le strade brillano di tanti scintillii festosi che disegnano stelle, abeti e cascate di luci appoggiate sul buio della notte.
Questo buio però non spaventa nessuno. Questo è un buio sereno e atteso. Questo è il buio più splendente che ci sia!
Oltre i muri, nelle calde stanze di una casetta, un lettino di bimbo rimane in compagnia solo di teneri peluche, perché il suo ospite fisso è intento a chinare la testa sul suo cuscino portato per l'occasione sul divano, vicino ad un decoratissimo albero rilucente, mentre la mamma affettuosa copre l'insolito intruso con una morbida coperta.
Il sonno è tanto e gli occhietti, affaticati dall'interminabile giorno, spingono verso il basso le palpebre.
E quando, dopo una breve lotta, il piccolo ometto finalmente accetta la resa e gli occhi si chiudono sereni lì inizia la magia!
E' la magia più difficile che ci sia: portare gioia e felicità nei piccoli cuori, quelle fonti di preoccupazioni di oggi e gran sollievo di domani.
Ogni anno accade questa magia e anche se gli anni passano l'intensità del sentimento non è mai stanco o indisposto e...
...Beh! E' bello quando i sogni diventano realtà!
venerdì 14 dicembre 2012
Gli sgradevoli.
E' più di un mese che non scrivo nulla. Non per mancanza di idee, non perché non abbia nulla da dire, ma semplicemente perché ho traslocato e, sebbene non sia un ricco possidente, quei pochi beni di mia proprietà richiedono tempo. Luce, acqua, gas, smontaggio, rimontaggio e riordino del mobilio, le irrinunciabili pulizie e il tempo perso a cercare le cose quotidiane finite chissà dove. Ergo: niente blog.
Ora che il peggio è passato però la voce reclusa dentro me è sempre in agguato e sbotta insistentemente. Primo pensiero fra tutti: perché ho traslocato? Per allontarmi da una persona sgradevole.
Sgradevoli. Esistono parecchie persone sgradevoli. Essere sgradevole è un vizio. Poiché è difficile che le persone piacevoli possano esserlo. Potrebbe capitare una volta ogni tanto: anche chi è piacevole può avere la luna storta un giorno e magari, senza accorgersene, non salutarti. Ma è un caso e probabilmente non ti ha visto davvero. E se il giorno dopo glielo facessi notare quella si scusa anche.
Invece gli sgradevoli sono persone che sono sempre sgradevoli. Sono egoisti, privi del minimo senso dell'ospitalità, sempre attenti ai propri bisogni, desideri e necessità. Non si curano del prossimo che è pari ad un fastidioso ingombro se lo incontrassero sul marciapiede, un noioso interlocutore se avessero la necessità di chiedere qualcosa (per sé), un fastidio continuo se l'avessero davanti o dietro in auto. Questi sgradevoli egoisti non sono una categoria definita, non sono cioè giovani o anziani, donne o uomini, colti o ignoranti. Essi sono un gruppo etereogeneo che non tollera il contatto con gli altri se non in situazioni dalle quali possono cogliere benefici.
Ogni giorno incontro persone sgradevoli. Quelli di oggi sono: una ragazza di vent'anni circa che, uscita dal portone con l'auto, la ferma sul marciapiede per dare un occhiata all'sms ricevuto e anche per rispondere bloccando così il passaggio ai pedoni; una "cara amica" che alla mia richiesta di prestarmi un oggetto inutile per lei anziché andarmelo a prendere (al piano di sopra) mi invita a "servirmi da me" nonostante fossi più che coperto sull'uscio poiché in procinto di rientrare a casa mia dopo essere giunto da lei per farle un favore; un cialtrone di commerciante che fa offerte da strozzino convinto che io fossi disperato e accettassi la metà del valore per acquistare un mio oggetto; un automobilista al quale ho concesso di passare prima di me in un incrocio difficile sebbene avessi la precedenza e questo, evidentemente per ringraziarmi, si è piazzato davanti a 30 all'ora creando intralcio al traffico e una notevole coda; un interlocutore telefonico che non solo non accetta l'idea di poter essere in torto, ma nemmeno vuole ascoltare la motivazione per cui potrebbe esserlo.
Ora visto che chiunque può essere una persona sgradevole, non è questione di cultura, razza o età, ma di un carattere antisociale e che crea disagio a tutti gli altri, facciamo un'autovalutazione per scoprire se potessimo essere noi sgradevoli. Se sì sappiate che è un difetto da debellare. Un po' come i violenti: come ho già detto altre volte... io, i violenti, li ammazzerei tutti.
Undici giorni a Natale...
Ora che il peggio è passato però la voce reclusa dentro me è sempre in agguato e sbotta insistentemente. Primo pensiero fra tutti: perché ho traslocato? Per allontarmi da una persona sgradevole.
Sgradevoli. Esistono parecchie persone sgradevoli. Essere sgradevole è un vizio. Poiché è difficile che le persone piacevoli possano esserlo. Potrebbe capitare una volta ogni tanto: anche chi è piacevole può avere la luna storta un giorno e magari, senza accorgersene, non salutarti. Ma è un caso e probabilmente non ti ha visto davvero. E se il giorno dopo glielo facessi notare quella si scusa anche.
Invece gli sgradevoli sono persone che sono sempre sgradevoli. Sono egoisti, privi del minimo senso dell'ospitalità, sempre attenti ai propri bisogni, desideri e necessità. Non si curano del prossimo che è pari ad un fastidioso ingombro se lo incontrassero sul marciapiede, un noioso interlocutore se avessero la necessità di chiedere qualcosa (per sé), un fastidio continuo se l'avessero davanti o dietro in auto. Questi sgradevoli egoisti non sono una categoria definita, non sono cioè giovani o anziani, donne o uomini, colti o ignoranti. Essi sono un gruppo etereogeneo che non tollera il contatto con gli altri se non in situazioni dalle quali possono cogliere benefici.
Ogni giorno incontro persone sgradevoli. Quelli di oggi sono: una ragazza di vent'anni circa che, uscita dal portone con l'auto, la ferma sul marciapiede per dare un occhiata all'sms ricevuto e anche per rispondere bloccando così il passaggio ai pedoni; una "cara amica" che alla mia richiesta di prestarmi un oggetto inutile per lei anziché andarmelo a prendere (al piano di sopra) mi invita a "servirmi da me" nonostante fossi più che coperto sull'uscio poiché in procinto di rientrare a casa mia dopo essere giunto da lei per farle un favore; un cialtrone di commerciante che fa offerte da strozzino convinto che io fossi disperato e accettassi la metà del valore per acquistare un mio oggetto; un automobilista al quale ho concesso di passare prima di me in un incrocio difficile sebbene avessi la precedenza e questo, evidentemente per ringraziarmi, si è piazzato davanti a 30 all'ora creando intralcio al traffico e una notevole coda; un interlocutore telefonico che non solo non accetta l'idea di poter essere in torto, ma nemmeno vuole ascoltare la motivazione per cui potrebbe esserlo.
Ora visto che chiunque può essere una persona sgradevole, non è questione di cultura, razza o età, ma di un carattere antisociale e che crea disagio a tutti gli altri, facciamo un'autovalutazione per scoprire se potessimo essere noi sgradevoli. Se sì sappiate che è un difetto da debellare. Un po' come i violenti: come ho già detto altre volte... io, i violenti, li ammazzerei tutti.
Undici giorni a Natale...
mercoledì 31 ottobre 2012
Nuovo post mancato!
Stavo elucubrando un piacevole post da scrivere quando leggendo qua e là su altri blog mi salta fuori una notizia che, per me, nella mia sana e beata ignoranza di persona evoluta, non avrebbe mai potuta essere concepita: nella notte di halloween esistono "persone" che adoperano i gatti neri per torture o sacrifici o chissà quale altre malate fantasie da cerebroleso. Quindi mi limito a linkare il post di questo blog dove chi più di me sa. Dategli uno sguardo.
Un appello pro Gatti Neri
Halloween e i gatti neri
Un appello pro Gatti Neri
Halloween e i gatti neri
lunedì 22 ottobre 2012
RaffreddODE
O tu, che avvolgi ovattandomi tra le tue spire;
tu, che sottrai a me la lucidità del pensiero;
tu, che opprimi il mio petto ad ogni respiro;
tu, che ostruisci la gola costringendomi ad abbaiare;
tu, che spalanchi i miei occhi nel cuore della
notte,
e rubi il mio sonno
e affliggi la mia anima
e inibisci la mia libertà
e mi succhi la vita...
Sì, tu! Proprio tu, che tutto questo fai,
ma perché non te ne vai!
Ohimè, come soffro…
mercoledì 10 ottobre 2012
Devo sforzarmi di aver diletto.
Quasi un mese dall'ultimo post. Nuovi problemi con l'adsl. Sì, vero. Grossi problemi. Ma ho anche una chiavetta. Ok, è più lenta, ma non è proprio un bradipo e funziona sufficientemente bene. La verità è che quando la vita ti scaglia addosso tanti problemi contemporaneamente allora ciò che fai per diletto e non per dovere passa in secondo piano, viene rimandato a tempi migliori. Che sembrano essere ancora lontani. Quindi meglio sforzarsi di divertirsi. Mi sento come un bimbo che viene obbligato ad andare al luna park. Quasi fosse una punizione divertirsi oggi. Ormai tutti i media sono d'accordo nel fracassarci le "orecchie" colle medesime, patetiche frasi: dobbiamo soffrire, sudare e impegnarci per superare questa crisi (causata dai politici) tanto che ci fanno sentire in colpa se osassimo gioire di qualcosa.
Fanculo tutti! Io ho i MIEI problemi e nessuno li risolve al mio posto! Non sono egoista, sto solo sopravvivendo senza nemmeno schiacciare gli altri. Vita mea non richiede necessariamente mors tua.
E scusate se è poco.
Fanculo tutti! Io ho i MIEI problemi e nessuno li risolve al mio posto! Non sono egoista, sto solo sopravvivendo senza nemmeno schiacciare gli altri. Vita mea non richiede necessariamente mors tua.
E scusate se è poco.
domenica 16 settembre 2012
Quanto detesto il riciclaggio selvaggio!
Come? Odio il riciclaggio? Una bestemmia nel presunto
idilliaco e roseo futuro pulito dai rifiuti che tanto si prospetta chi fosse
attento a non gettare nel bidone giusto il più piccolo avanzo di un
qualsivoglia prodotto di consumo?
Sì! E' così! Io odio il riciclaggio selvaggio, questa mania
di voler essere ecologisti a tutti i costi anche nelle più minute e
insignificanti piccolezze! Perché se è vero che anche io raccolgo e divido
carta, plastica e affini è vero però che non se ne può fare un dramma se
occasionalmente ci scappasse un errore o ci fosse un difetto progettuale alla
base. Mi spiego meglio: avete presente quella merendina che combina in un'unica
scodella l'Estathè, la Nutella e dei mini grissini? Bene, quello è proprio un
esempio di difetto progettuale: l'Estathè è buono fresco di frigo, ma se mettessi
la scodella in frigo la Nutella si indurirebbe e sarebbe impossibile spalmarla
e gustarla e inoltre i grissini freddi tendono a prendere umidità e ad
ammosciarsi. Allora è il caso di tenerla fuori dal frigo, ma così il thè fa
schifo. Insomma una genial-cagata. Allora lascio perdere l'estanutella e mi
bevo un succo di frutta fresco, almeno quello so per certo che può stare in
frigo tutto da solo senza problemi. Bevuto. E ora il cartoncino? Facile: nella
carta! Sì, ma... la cannuccia? Beh, è di plastica, andrà nella plastica. Sì, ma
se sfilo la cannuccia dal cartoncino mi gocciola il succo e sporco il
pavimento. Che posso pulire con uno strappo di Scottex Casa. Ok, quindi produco
un aggravio di inquinamento perché devo sprecare altra carta, oltre a quella
già usata per produrre il brick di succo, per pulire il pavimento. Allora forse
non sarebbe meglio gettare brick e cannuccia tutto nella carta? In fondo la
cannuccia ha un impatto di pochissimi grammi... No! Meglio comprare i succhi
nella bottiglietta di vetro! Sì, però... il tappo non credo sia di alluminio.
Dove lo getto? Nell'indifferenziato? Non è peggio? E poi il succo nel vetro è
meno di quello in brick. Quindi ne bevo un altro. Al che ho prodotto due
rifiuti anziché uno e per di più di peso maggiore. In effetti il peso e la
fragilità del vetro sono grandi problemi in fase di trasporto: si inquina di
più a trasportarli e occorrono imballaggi protettivi. Che vuol dire altri
rifiuti. Senza tralasciare che un'eventuale rottura di una o più bottigliette
sarebbe un "disastro ecologico" tra carta per asciugare e cocci da
raccogliere: sfido chiunque a metterli da parte per poi infilarli nelle campane
per il vetro come le bottiglie intere! Finirebbero avvolti in qualcosa per
essere gettati nel primo bidone disponibile: il rischio di farsi male è troppo
elevato per fare i fanatici di Greenpeace. Meglio il brick.
E non vi ho raccontato della tv! Ho visto bimbi seguire con
attenzione estrema (o forse era rincoglionimento totale) un programma dove
spiegavano come costruire con delle vecchie musicassette (sì, quelle cose
antiche che negli anni 80 e 90 si usavano per sentire canzoni o anche lezioni
di lingue straniere) un cestino per biciclette.
Trasformare la gracchiante collezione delle canzonette di
Battisti in un accessorio da bici? Ma viene pagato quello che ha queste idee?!
In questo lo ammiro. Caga col cervello e riceve pure del denaro per farlo!!
Devo fotografare la mia prossima defecata e metterla su Facebook: se avrò molti
"mi piace" magari ho un futuro in televisione.
Tornando al cestino: tra colla, fascette di plastica,
forbici e non ricordo cos'altro il rischio che un bambino si faccia male già
solo nella costruzione è alto. Non dimentichiamoci poi che produrre e
distribuire gli attrezzi di cui sopra ha già di per sé un bell’impatto
ambientale. In più a lavoro finito si ottiene una specie di cassetta per la
frutta dalla dubbia resistenza, piena di angolini appuntiti (soprattutto per
via delle fascette da elettricista) che se un bimbo ci volesse mettere dentro
un palloncino questo scoppierebbe, se ci infilasse il maglione perché pedalando
vien caldo, al momento di tirarlo fuori si strapperebbero diverse trame e la
mamma avrebbe molto da dire, e allora l'unica cosa che ci posso mettere è la
confezione di "estanutella". Naturalmente da bere calda.
Ora un cestino da bici costa meno di dieci euro. Bello,
pratico, robusto e se il negoziante fosse disponibile te lo monta pure. In più
non è tossico. Sì perché il nastro delle musicassette è un concentrato di
sostanze che non è il caso di donare ai bambini. Forse offrir loro un sorso d’acqua
di Chernobyl al posto dell'Estathé gli farebbe meno male che maneggiare quel
presunto cestino. E poi, dico io, i genitori si spaccano i portafogli per dare
ai propri figli la scarpa più giusta sennò crescono zoppi, lo zaino con
paraschiena sennò diventano storti, la maglia più alla moda sennò si sentono
esclusi (però gli fanno guardare queste merdate: il fatto che possano crescere
rimbambiti non li preoccupa?) e gli fanno mettere sulla mountain bike
ammortizzata da trecento euro un cavolo di parallelepipedo multicolore che te
lo fa sembrare un terzomondista alla ricerca dell'Eldorado mentre pulisce i
parabrezza ai semafori?! Ma soprattutto, caro il mio autore di idee televisive,
delle custodie delle musicassette non ne hai fatto nulla? Fai il furbo? Ricicli
a metà? Tu non fai lo shampoo: tu tiri lo sciacquone!
Dove si gettano gli autori televisivi? Nell'umido? No, meglio
l'indifferenziato. Non vorrei che li riciclassero veramente!
![]() |
| Tipico autore televisivo |
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giovedì 6 settembre 2012
Che culo! Ho bucato!
Normalmente quando si fora uno pneumatico le espressioni che
vengono esclamate sono ben altre. Eppure io mi sento di dire che ho fortuna nel
forare e, finora, non è mai stato nulla più di un banale contrattempo.
Mi spiego meglio: in oltre vent'anni di guida ho forato solo
quattro volte, l’ultima delle quali ieri nel tardo pomeriggio. Per tre volte (ieri
compreso) mi è capitato nel cortile sotto casa, con tutta la comodità e la
sicurezza che si può trarne rispetto al ciglio di una strada, e la quarta
invece è accaduta in una giornata né calda, né fredda, con la ruota che ha
incominciato a dare piccole avvisaglie che mi hanno consentito di arrivare in
sicurezza in un comodo parcheggio all'ombra, dove la perfetta attrezzatura di
bordo e il bagagliaio vuoto mi hanno fatto completare l’opera in meno di venti
minuti senza versare una goccia di sudore.
Certo una gomma a terra è comunque una seccatura, ma un po’
di ottimismo e uno sguardo giustamente critico all’accaduto per valutarlo
correttamente e non pensare al solito che siamo gli unici sfigati del pianeta a
cui capitano certe cose è il caso di darlo. Del resto appena quindici giorni fa
stavo percorrendo con lo stesso mezzo di ieri, piuttosto pesante e stracarico
di bagagli, una trafficata autostrada in compagnia di un cocente solleone e inconsapevole
di avere dimenticato a casa un attrezzo indispensabile per un’eventuale
foratura! Se fosse avvenuta allora la foratura di ieri…
PS ho più sfortuna con l’adsl: secondo guasto grave a meno
di due mesi dall’ultimo!
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sfortuna
giovedì 16 agosto 2012
Stendiamo un burqa pietoso sul terrorismo.
Il governo francese ha adottato la norma anti-burqa.
I terroristi islamici segnalano presunte bombe a Parigi e minacciano ritorsioni (e speriamo che rimangano falsi allarmi).
Isterico islamico ho una domanda per te: perché io che vengo a visitare i tuoi Paesi non posso fare questo, quello e quell’altro, tutte cose che al mio Paese sono assolutamente legali ed accettate, mentre tu ospite in altri Paesi pretendi di mantenere le tue regole ed idee?
Vergognati e rispetta chi non ha le tue stesse opinioni.
domenica 12 agosto 2012
Delusione.
Tutti abbiamo conosciuto la delusione. Una sorpresa
sbagliata da piccoli, un mancato voto da scolari, una sconfitta quando pensavi
di aver la vittoria in pugno. Per non parlare di quelle amorose. Ma quando ti
sconfiggi da solo, di fronte a qualcosa che sai fare, che hai già fatto e dove
non c'è nulla che ti impedisca di rifarlo, ma non ce la fai lo stesso perché la
tua testa sbagliata in quel momento ti dice che non ce la fai... beh è lì che
conosci la vera sconfitta. La delusione che viene da dentro, quella originata
da te stesso. Non puoi dare la colpa alla sfortuna, al vento contrario, ad
altri o alle stelle. E' colpa tua. Sei tu che sbagli. E sei pervaso dal dubbio
e ti chiedi se veramente sarai in grado di farlo ancora o se è il caso che
lasci tutto e prendi la strada del declino abbandonando i tuoi sogni e
rassegnandoti al tramonto, sforzandoti di accettare la tua incapacità e
cominciando a declamare "ai miei tempi io riuscivo...", mentre ora
sei solo un vecchio stanco che si trascina sul bastone e che in tutta la vita
non ha nemmeno imparato ad acquisire la saggezza che solitamente l'età si porta
appresso.
Persistere e riprovare o ritirarsi e abbandonare? In fondo una salita è solo una discesa con un altro punto di vista.
Io persisto.
Ma fra qualche giorno.
Ora voglio solo chiudere gli occhi e riposarmi di una fatica
che non ho fatto.
venerdì 3 agosto 2012
Le Olindiadi!
Che siate sportivi o no le Olimpiadi portano sempre una voglia di uscire dal torpore casalingo per cimentarsi in uno qualunque degli sport che le immagini in tv ci propongono di continuo. Io, che ho un particolare rapporto con la pigrizia al punto da cimentarmi nella stesura di un manuale in merito (manuale che sto scrivendo da vent'anni visto che sarebbe paradossale scriverlo in un tempo ragionevole), mi autoproclamo presidente e unico membro del "comitato dei giochi Olindici" e dò vita ad una nuova serie di sport per estimatori della quiete ed ecosostenitori: come più volte ci hanno fatto notare gli ambientalisti ad ogni nostra azione corrisponde un impatto sul pianeta. Ne consegue che minore sia l'impegno posto nell'azione, minore sarà l'impatto ambientale.
Pertanto ecco la lista delle discipline che intendo promuovere nelle Olindiadi:
-Assopimento su amaca-
Il cronometro parte alla fine della frutta e decreterà vincitore chi primo si addormenta.
-Velocità di clic al mouse-
Per essere buoni navigatori non basta una bussola e il vento a favore, occorre saper passare celermente e con sicurezza da una pagina all'altra fino al raggiungimento della meta designata.
-Sputacchio dei semini d’anguria-
Tradizionalmente rozzo, ma non privo di fascino: i lanci lunghi hanno sempre portato stupore nel pubblico.
-Ripristino del telecomando-
Il telecomando non cambia canale. Occorre aprirlo e cercare di far fare contatto alle batterie nonostante i contatti siano ossidati. Il tutto ovviamente senza alzarsi dal divano e senza usare i tasti del televisore.
-Abilità in cucina-
Una giuria di esperti giudicherà quale pietanza è la più saporita tra le buste Knorr fornite ai concorrenti: tutti possono essere bravi a cucinare con ingredienti freschi e genuini, ma per dar sapore ad una minestra disidratata bisogna essere bravi veramente.
-Orientamento in città-
Riuscire a trovare una via sconosciuta, sapendo solo il quartiere di appartenza, per non far la fatica di aprire il cruscotto e impostare il navigatore.
-Lavatrice individuale-
Ottenere la migliore pulizia possibile su indumenti di diversi colori e composizione, con un unico lavaggio e senza far scolorire nulla.
-Lancio dell'immondizia-
Appostarsi sul balcone con il sacchetto, attendere che qualcuno apra il cassonetto e approfittarne lanciandoci dentro la propria spazzatura evitando così di dover scendere di persona.
Naturalmente si accettano segnalazioni di altre interessanti discipline che possano avere insito nel loro svolgimento quello spirito Olindico necessario ad unire i popoli succubi di quella lasciva licenziosità.
Pertanto ecco la lista delle discipline che intendo promuovere nelle Olindiadi:
-Assopimento su amaca-
Il cronometro parte alla fine della frutta e decreterà vincitore chi primo si addormenta.
-Velocità di clic al mouse-
Per essere buoni navigatori non basta una bussola e il vento a favore, occorre saper passare celermente e con sicurezza da una pagina all'altra fino al raggiungimento della meta designata.
-Sputacchio dei semini d’anguria-
Tradizionalmente rozzo, ma non privo di fascino: i lanci lunghi hanno sempre portato stupore nel pubblico.
-Ripristino del telecomando-
Il telecomando non cambia canale. Occorre aprirlo e cercare di far fare contatto alle batterie nonostante i contatti siano ossidati. Il tutto ovviamente senza alzarsi dal divano e senza usare i tasti del televisore.
-Abilità in cucina-
Una giuria di esperti giudicherà quale pietanza è la più saporita tra le buste Knorr fornite ai concorrenti: tutti possono essere bravi a cucinare con ingredienti freschi e genuini, ma per dar sapore ad una minestra disidratata bisogna essere bravi veramente.
-Orientamento in città-
Riuscire a trovare una via sconosciuta, sapendo solo il quartiere di appartenza, per non far la fatica di aprire il cruscotto e impostare il navigatore.
-Lavatrice individuale-
Ottenere la migliore pulizia possibile su indumenti di diversi colori e composizione, con un unico lavaggio e senza far scolorire nulla.
-Lancio dell'immondizia-
Appostarsi sul balcone con il sacchetto, attendere che qualcuno apra il cassonetto e approfittarne lanciandoci dentro la propria spazzatura evitando così di dover scendere di persona.
Naturalmente si accettano segnalazioni di altre interessanti discipline che possano avere insito nel loro svolgimento quello spirito Olindico necessario ad unire i popoli succubi di quella lasciva licenziosità.
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giovedì 26 luglio 2012
Digito ergo sum.
Tanto lavoro, un breve weekend di vacanza e un lungo guasto
all’adsl: questo è quanto serve a tenere lontano una persona dal proprio blog
per più di un mese.
Al di là del fastidio…
"la invitiamo ad attendere per non perdere la priorità
acquisita" (ATTENDERE!? ANCORA?!)
…oltre le beffe…
"con questo codice potrà seguire l’iter della richiesta di
assistenza sul sito" (MA COME CI VADO SUL SITO SE L’ADSL NON
VA?!)
…dopo l’insulto…
"ma se lo diceva subito che era stato un temporale allora
glielo cambiavano subito il router!" (IO L’HO DETTO!)
…quello che rimane è la consapevolezza di impotenza che ti
assale in quei momenti.
L’impossibilità di dare sfogo ai propri pensieri
paradossalmente ne crea un altro: digito ergo sum.
Ho scoperto di non esistere se non scrivo.
E’ una brutta malattia, ma si puo guarire.Ai blogger che ne soffrono consiglio di provare a staccarsi per brevi periodi dalla tastiera e immergersi nel mondo reale. Qualche sorpresa c'è sempre.
...Anche se non sempre positiva...
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