Dopo anni di studi, osservazioni e statistiche (ovviamente effettuati da idioti) le aziende (e le Nazioni) hanno stabilito che il massimo profitto è l'unico risultato da perseguire. E i dirigenti/governanti (idioti anch'essi) procedono sempre in questa direzione. E ciclicamente nel corso degli anni arrivano le crisi economiche, i suicidi di massa, le rivoluzioni ecc.
Ipotizzare che ci sia un probabile errore di calcolo è troppo?
L'errore non è matematico (almeno credo! Spero abbiano usato una calcolatrice e non il foglio di carta del salumiere!), ma è nei dati inseriti. Ovvero al quesito "quale risultato voglio ottenere dall'azienda?" il dato inserito è: "massimo profitto".
Perché viene inserito questo dato? Lo insegnano a scuola? O sono semplicemente inetti?
Un'azienda non è una ONLUS e chi vi opera o la gestisce vuole giustamente ottenere qualcosa in cambio. Fin qui tutto quadra: il profitto è legittimo e il dato corretto. Poi però notiamo che alla parola "profitto" è abbinato un aggettivo: "massimo". Questo è l'errore.
Anni fa un'azienda statunitense ha acquisito l'azienda italiana dove lavoravo. Durante i comprensibili disordini dovuti alla fusione venne ad insegnarci il mestiere una chiattona sorridente (ma tutte le gnocche che si vedono nei film? Sono tutte a Hollywood?), la quale in una riunione (anzi un meeting) di dieci minuti rivelò la parola del messia a noi umili servi: "All we do, we do it for money!"
Probabilmente ha una doppia laurea in economia, una di Stanford e l'altra di Harvard, per avere elucubrato un così profondo pensiero...
Ironia a parte mi riesce difficile credere che un qualunque imprenditore, sia esso l'artigiano improvvisato che fa collanine da vendere sulla bancarella in riva al mare o il multimiliardario che produce razzi spaziali, non abbia pensato di fare quello che fa per soldi e occorra qualcuno che glielo dica: fare l'imprenditore vuol dire proprio investire tempo, denaro e idee per trarne profitto.
Quindi, tornando al calcolo sbagliato di cui sopra, l'errore del "massimo" profitto persiste e logora tutto e tutti quelli che orbitano nello spazio dell'azienda, perché fa sì che l'azienda stessa non investa in idee, persone e strumenti poiché investire vuol dire meno denaro per il profitto che non sarebbe massimo. Ed ecco che il massimo profitto odierno diventa la crisi di domani.
Nel 2000 un Concorde in decollo da Parigi subì un grave danno e prese fuoco lungo la pista. Nonostante questo il pilota fu costretto a proseguire la manovra di decollo in quanto non c'era abbastanza pista per fermare l'aereo: si sarebbero schiantati prima di riuscire a fermarsi (almeno questo si evince dalle notizie reperibili in rete). Pochi secondi dopo il decollo si schiantò a terra. Morirono tutti più quattro. Sì perché cadde su di un edificio abitato. Schiantandosi sulla pista almeno quei quattro sarebbero sopravvissuti. Già, ma chi mai avrebbe scelto di schiantarsi subito anziché tentare di salvarsi decollando? Io no. Quindi era inevitabile? No. Perché anche gli aeroporti seguono la regola del massimo profitto. Se avessero seguito solo quella del profitto la pista sarebbe stata più lunga di quanto sia in realtà, il Concorde non sarebbe decollato e, nella peggiore delle ipotesi, avremmo avuto almeno 4 sopravvissuti. Ma ottimisticamente ritengo ce ne sarebbero stati altri.
Questo è solo uno dei più eclatanti risultati causati dalla logica del massimo profitto. La logica più illogica di tutte. Che permette al signor Autostrade di cambiare la sua vecchia auto di lusso dotata di solo quattro airbag con una nuova super lusso che ne ha dieci. Così quando si schianterà alla curva dove l'asfalto è crepato e le buche fanno perdere il controllo e ti scaraventano sul guardrail arrugginito, avrà più chances di sopravvivere. Se invece seguisse la logica del profitto semplice magari non cambia l'auto, ma alla medesima curva ci saranno un asfalto drenante opportunamente steso, un guardrail ben mantenuto e luci e segnalazioni adeguati che eviteranno lo schianto. Anche se viaggiasse su una Balilla.
Questo è il blog di Olindo Urbani. Sono uno scrittore e qui racconto le mie astrazioni. Leggi quello che preferisci e, se ti andasse, scrivi un commento. Che io potrei eventualmente censurare a mio insindacabile giudizio. Privilegio d'autore. :)
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venerdì 6 giugno 2014
sabato 9 giugno 2012
L'economia che rompe le lavatrici.
Ho riparato una lavatrice guasta. Una moderna lavatrice di marca, in doppia classe A, con appena tre anni di servizio all'attivo e utilizzata per il bucato di un single. Praticamente nuova. C'era il tasto di avvio che non avviava l'apparecchio. Sarebbe bastato chiamare un tecnico: 45 euro per l'uscita, 20 per la manodopera e 10 per sostituire il tasto incriminato ovvero un pezzetto di plastica stampata dalla forma astrusa e apparentemente inspiegabile.
Comodo essere ricchi e poter buttare via i soldi così, senza preoccuparsene.
Ma io non sono ricco e ho dovuto fare da me: ho smontato il pannello comandi, ho realizzato quale fosse l'intoppo e con l'improvvisazione di Mc Gyver l'ho modificato per renderlo riutilizzabile. Ora funziona di nuovo e funzionerà fino alla morte dell'apparecchio.
L'ora impiegata per questa operazione mi ha dato modo comprendere ancora di più l'universo delle grandi aziende, quelle dei grandi numeri, con nomi altisonanti riconosciuti a livello europeo se non mondiale: sono piene di furbi imbecilli assunti proprio in virtù della loro imbecille furbizia, ossia persone che studiano anni appositamente per attuare il loro scopo lavorativo di creare meccanismi complessi per realizzare progetti semplici e ampiamente acquisiti. Come quello di chiudere un interruttore per dare corrente ad un circuito. Tutto questo per impedire all'utente medio di mettere mano all'apparecchio costringendolo a contattare uno specialista che chiaramente elargirà i propri servigi dietro cospicua parcella.
E' un sistema assurdo e stupido che a lungo termine porta a ciò che viviamo ora: la crisi economica.
Per quanto vogliano farcelo sembrare complesso l'economia è di una semplicità elementare: io vendo un bene o un servizio e tu paghi. Guadagno = ricavo - spesa. Elementare. Troppo. Nasce così l'esigenza di complicare all'infinito il semplice e dare la possibilità di guadagnare più soldi dallo stesso bene e, estremizzando il concetto, esce fuori la moderna economia fondata sullo sfruttamento del consumatore. Ma il consumatore, anche il meno avveduto, ha un limite di portafoglio e lo sfruttamento indiscriminato porta all'impossibilità dell'acquisto ergo alla crisi. Altro concetto elementare ignorato dai soliti supercapi che tutto sanno e tanto guadagnano.
Aziende: volete uscire dalla crisi? Semplificate. A partire dalla struttura dei vertici aziendali: licenziate/declassate/abolite almeno la metà dei vostri quadri e dirigenti. Essi non servono che a complicare e lo fanno solo per mantenere i loro privilegi lesivi al bilancio.
Meno presidenti e più lavoratori: è questo che serve alle aziende.
Anche all'azienda Italia.
Comodo essere ricchi e poter buttare via i soldi così, senza preoccuparsene.
Ma io non sono ricco e ho dovuto fare da me: ho smontato il pannello comandi, ho realizzato quale fosse l'intoppo e con l'improvvisazione di Mc Gyver l'ho modificato per renderlo riutilizzabile. Ora funziona di nuovo e funzionerà fino alla morte dell'apparecchio.
L'ora impiegata per questa operazione mi ha dato modo comprendere ancora di più l'universo delle grandi aziende, quelle dei grandi numeri, con nomi altisonanti riconosciuti a livello europeo se non mondiale: sono piene di furbi imbecilli assunti proprio in virtù della loro imbecille furbizia, ossia persone che studiano anni appositamente per attuare il loro scopo lavorativo di creare meccanismi complessi per realizzare progetti semplici e ampiamente acquisiti. Come quello di chiudere un interruttore per dare corrente ad un circuito. Tutto questo per impedire all'utente medio di mettere mano all'apparecchio costringendolo a contattare uno specialista che chiaramente elargirà i propri servigi dietro cospicua parcella.
E' un sistema assurdo e stupido che a lungo termine porta a ciò che viviamo ora: la crisi economica.
Per quanto vogliano farcelo sembrare complesso l'economia è di una semplicità elementare: io vendo un bene o un servizio e tu paghi. Guadagno = ricavo - spesa. Elementare. Troppo. Nasce così l'esigenza di complicare all'infinito il semplice e dare la possibilità di guadagnare più soldi dallo stesso bene e, estremizzando il concetto, esce fuori la moderna economia fondata sullo sfruttamento del consumatore. Ma il consumatore, anche il meno avveduto, ha un limite di portafoglio e lo sfruttamento indiscriminato porta all'impossibilità dell'acquisto ergo alla crisi. Altro concetto elementare ignorato dai soliti supercapi che tutto sanno e tanto guadagnano.
Aziende: volete uscire dalla crisi? Semplificate. A partire dalla struttura dei vertici aziendali: licenziate/declassate/abolite almeno la metà dei vostri quadri e dirigenti. Essi non servono che a complicare e lo fanno solo per mantenere i loro privilegi lesivi al bilancio.
Meno presidenti e più lavoratori: è questo che serve alle aziende.
Anche all'azienda Italia.
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