Ho riparato una lavatrice guasta. Una moderna lavatrice di marca, in doppia classe A, con appena tre anni di servizio all'attivo e utilizzata per il bucato di un single. Praticamente nuova. C'era il tasto di avvio che non avviava l'apparecchio. Sarebbe bastato chiamare un tecnico: 45 euro per l'uscita, 20 per la manodopera e 10 per sostituire il tasto incriminato ovvero un pezzetto di plastica stampata dalla forma astrusa e apparentemente inspiegabile.
Comodo essere ricchi e poter buttare via i soldi così, senza preoccuparsene.
Ma io non sono ricco e ho dovuto fare da me: ho smontato il pannello comandi, ho realizzato quale fosse l'intoppo e con l'improvvisazione di Mc Gyver l'ho modificato per renderlo riutilizzabile. Ora funziona di nuovo e funzionerà fino alla morte dell'apparecchio.
L'ora impiegata per questa operazione mi ha dato modo comprendere ancora di più l'universo delle grandi aziende, quelle dei grandi numeri, con nomi altisonanti riconosciuti a livello europeo se non mondiale: sono piene di furbi imbecilli assunti proprio in virtù della loro imbecille furbizia, ossia persone che studiano anni appositamente per attuare il loro scopo lavorativo di creare meccanismi complessi per realizzare progetti semplici e ampiamente acquisiti. Come quello di chiudere un interruttore per dare corrente ad un circuito. Tutto questo per impedire all'utente medio di mettere mano all'apparecchio costringendolo a contattare uno specialista che chiaramente elargirà i propri servigi dietro cospicua parcella.
E' un sistema assurdo e stupido che a lungo termine porta a ciò che viviamo ora: la crisi economica.
Per quanto vogliano farcelo sembrare complesso l'economia è di una semplicità elementare: io vendo un bene o un servizio e tu paghi. Guadagno = ricavo - spesa. Elementare. Troppo. Nasce così l'esigenza di complicare all'infinito il semplice e dare la possibilità di guadagnare più soldi dallo stesso bene e, estremizzando il concetto, esce fuori la moderna economia fondata sullo sfruttamento del consumatore. Ma il consumatore, anche il meno avveduto, ha un limite di portafoglio e lo sfruttamento indiscriminato porta all'impossibilità dell'acquisto ergo alla crisi. Altro concetto elementare ignorato dai soliti supercapi che tutto sanno e tanto guadagnano.
Aziende: volete uscire dalla crisi? Semplificate. A partire dalla struttura dei vertici aziendali: licenziate/declassate/abolite almeno la metà dei vostri quadri e dirigenti. Essi non servono che a complicare e lo fanno solo per mantenere i loro privilegi lesivi al bilancio.
Meno presidenti e più lavoratori: è questo che serve alle aziende.
Anche all'azienda Italia.
Questo è il blog di Olindo Urbani. Sono uno scrittore e qui racconto le mie astrazioni. Leggi quello che preferisci e, se ti andasse, scrivi un commento. Che io potrei eventualmente censurare a mio insindacabile giudizio. Privilegio d'autore. :)
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sabato 9 giugno 2012
domenica 8 gennaio 2012
Commercio libero.
In questi giorni si parla parecchio della liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi. Chi dice sì e chi no, come al solito. Mai tutti concordi.
Una semplice analisi fatta con un po' di buon senso può fornire la risposta.
1- Come guadagna un negoziante? Vendendo la merce.
2- Se vendesse più merce guadagnerebbe di più? Si.
3- Potrebbe vendere più merce in meno tempo? Difficilmente realizzabile: per vendere di più in meno tempo occorre un ampio magazzino per avere tutta la scelta a disposizione, ampi spazi di vendita per contenere maggiore clientela ed elevato numero di commessi per gestire le richieste in contemporanea. Il tutto si traduce in costi elevatissimi e lavoro stressante.
La soluzione sta proprio nella libertà d'orario: un negozio anche piccolo capace di stare aperto 24 ore al giorno ha la possibilità di ricevere molti più clienti e quindi di guadagnare di più. Si eviterebbero inoltre i picchi di affluenza che creano disagio sia ai clienti che ai negozianti e tutti ne guadagnerebbero in salute.
Quindi l'idea è buona. Ma deve essere supportata con semplici, ma essenziali aggiunte:
4- Può un negoziante lavorare 24 ore al giorno? Direi proprio di no. Si lavora per vivere, non bisogna vivere per lavorare.
5- E allora come può un negoziante stare aperto più a lungo? Necessita di personale che lo sostituisca.
6- Ma il personale non costa parecchio? Non parecchio. Troppo!
E' proprio questo il punto che quei sempliciotti bacati di governanti non gestiscono adeguatamente. Per agevolare il lavoro sia dei negozianti (leggi imprenditori, padroni, amministratori o chiamateli pure come cavolo volete) occorrono i commessi (leggi dipendenti, schiavi, sottoposti o come altro vi piace). I primi devono essere invogliati ad assumere i secondi -e quindi bassi costi, semplicità burocratica e gestionale, vantaggio economico- e i secondi devono essere invogliati a lavorare per l'azienda -e quindi rispetto, riconoscimento della professionalità, retribuzione ecc-.
Riassumendo: l'orario esteso è una buona cosa che attualmente non è supportata adeguatamente dalle leggi, dal mercato del lavoro e dai protagonisti stessi (imprenditori che non investono e dipendenti che non sono professionali).
E' un piccolo inizio. Facciamo che ora si prosegua e si gestisca adeguatamente quello che ancora manca. Il negoziante deve investire. Il dipendente deve lavorare. Lo Stato deve assistere. Non sottrarre.
Ho aggiunto il terzo capitolo di Emily.
Una semplice analisi fatta con un po' di buon senso può fornire la risposta.
1- Come guadagna un negoziante? Vendendo la merce.
2- Se vendesse più merce guadagnerebbe di più? Si.
3- Potrebbe vendere più merce in meno tempo? Difficilmente realizzabile: per vendere di più in meno tempo occorre un ampio magazzino per avere tutta la scelta a disposizione, ampi spazi di vendita per contenere maggiore clientela ed elevato numero di commessi per gestire le richieste in contemporanea. Il tutto si traduce in costi elevatissimi e lavoro stressante.
La soluzione sta proprio nella libertà d'orario: un negozio anche piccolo capace di stare aperto 24 ore al giorno ha la possibilità di ricevere molti più clienti e quindi di guadagnare di più. Si eviterebbero inoltre i picchi di affluenza che creano disagio sia ai clienti che ai negozianti e tutti ne guadagnerebbero in salute.
Quindi l'idea è buona. Ma deve essere supportata con semplici, ma essenziali aggiunte:
4- Può un negoziante lavorare 24 ore al giorno? Direi proprio di no. Si lavora per vivere, non bisogna vivere per lavorare.
5- E allora come può un negoziante stare aperto più a lungo? Necessita di personale che lo sostituisca.
6- Ma il personale non costa parecchio? Non parecchio. Troppo!
E' proprio questo il punto che quei sempliciotti bacati di governanti non gestiscono adeguatamente. Per agevolare il lavoro sia dei negozianti (leggi imprenditori, padroni, amministratori o chiamateli pure come cavolo volete) occorrono i commessi (leggi dipendenti, schiavi, sottoposti o come altro vi piace). I primi devono essere invogliati ad assumere i secondi -e quindi bassi costi, semplicità burocratica e gestionale, vantaggio economico- e i secondi devono essere invogliati a lavorare per l'azienda -e quindi rispetto, riconoscimento della professionalità, retribuzione ecc-.
Riassumendo: l'orario esteso è una buona cosa che attualmente non è supportata adeguatamente dalle leggi, dal mercato del lavoro e dai protagonisti stessi (imprenditori che non investono e dipendenti che non sono professionali).
E' un piccolo inizio. Facciamo che ora si prosegua e si gestisca adeguatamente quello che ancora manca. Il negoziante deve investire. Il dipendente deve lavorare. Lo Stato deve assistere. Non sottrarre.
Ho aggiunto il terzo capitolo di Emily.
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