Dopo una settimana di lavoro l'arrivo del weekend, dove potersi dedicare un po' a se stessi e a chi ci fosse vicino, pare il raggiungimento della meta più ambita. Il coronamento di un sogno. E invece è solo una pausa di tempo tra una fatica e l'altra. Indispensabile e godibilissima, ma una semplice pausa. Dove vogliamo arrivare col nostro lavoro? Davvero ci serve così tanto? I soldi che ci porta acquistano veramente la nostra felicità? Oppure avremmo solo bisogno di più tempo per noi?
Tempo. E' proprio ciò che gestiamo peggio e che ci serve di più.
Una macchina del tempo ci farebbe comodo anche solo per rifare meglio la settimana appena passata.
Ridurre il tempo di lavoro al minimo indispensabile per dedicarci maggiormente a ciò che amiamo veramente fare. Questo sarebbe un obiettivo importante da raggiungere.
Chissà se Emily potesse aiutarci col suo strumento?
Capitolo VI pubblicato.
Buon riposo.
E, a chi lavorasse, buon lavoro.
Questo è il blog di Olindo Urbani. Sono uno scrittore e qui racconto le mie astrazioni. Leggi quello che preferisci e, se ti andasse, scrivi un commento. Che io potrei eventualmente censurare a mio insindacabile giudizio. Privilegio d'autore. :)
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sabato 21 gennaio 2012
domenica 8 gennaio 2012
Commercio libero.
In questi giorni si parla parecchio della liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi. Chi dice sì e chi no, come al solito. Mai tutti concordi.
Una semplice analisi fatta con un po' di buon senso può fornire la risposta.
1- Come guadagna un negoziante? Vendendo la merce.
2- Se vendesse più merce guadagnerebbe di più? Si.
3- Potrebbe vendere più merce in meno tempo? Difficilmente realizzabile: per vendere di più in meno tempo occorre un ampio magazzino per avere tutta la scelta a disposizione, ampi spazi di vendita per contenere maggiore clientela ed elevato numero di commessi per gestire le richieste in contemporanea. Il tutto si traduce in costi elevatissimi e lavoro stressante.
La soluzione sta proprio nella libertà d'orario: un negozio anche piccolo capace di stare aperto 24 ore al giorno ha la possibilità di ricevere molti più clienti e quindi di guadagnare di più. Si eviterebbero inoltre i picchi di affluenza che creano disagio sia ai clienti che ai negozianti e tutti ne guadagnerebbero in salute.
Quindi l'idea è buona. Ma deve essere supportata con semplici, ma essenziali aggiunte:
4- Può un negoziante lavorare 24 ore al giorno? Direi proprio di no. Si lavora per vivere, non bisogna vivere per lavorare.
5- E allora come può un negoziante stare aperto più a lungo? Necessita di personale che lo sostituisca.
6- Ma il personale non costa parecchio? Non parecchio. Troppo!
E' proprio questo il punto che quei sempliciotti bacati di governanti non gestiscono adeguatamente. Per agevolare il lavoro sia dei negozianti (leggi imprenditori, padroni, amministratori o chiamateli pure come cavolo volete) occorrono i commessi (leggi dipendenti, schiavi, sottoposti o come altro vi piace). I primi devono essere invogliati ad assumere i secondi -e quindi bassi costi, semplicità burocratica e gestionale, vantaggio economico- e i secondi devono essere invogliati a lavorare per l'azienda -e quindi rispetto, riconoscimento della professionalità, retribuzione ecc-.
Riassumendo: l'orario esteso è una buona cosa che attualmente non è supportata adeguatamente dalle leggi, dal mercato del lavoro e dai protagonisti stessi (imprenditori che non investono e dipendenti che non sono professionali).
E' un piccolo inizio. Facciamo che ora si prosegua e si gestisca adeguatamente quello che ancora manca. Il negoziante deve investire. Il dipendente deve lavorare. Lo Stato deve assistere. Non sottrarre.
Ho aggiunto il terzo capitolo di Emily.
Una semplice analisi fatta con un po' di buon senso può fornire la risposta.
1- Come guadagna un negoziante? Vendendo la merce.
2- Se vendesse più merce guadagnerebbe di più? Si.
3- Potrebbe vendere più merce in meno tempo? Difficilmente realizzabile: per vendere di più in meno tempo occorre un ampio magazzino per avere tutta la scelta a disposizione, ampi spazi di vendita per contenere maggiore clientela ed elevato numero di commessi per gestire le richieste in contemporanea. Il tutto si traduce in costi elevatissimi e lavoro stressante.
La soluzione sta proprio nella libertà d'orario: un negozio anche piccolo capace di stare aperto 24 ore al giorno ha la possibilità di ricevere molti più clienti e quindi di guadagnare di più. Si eviterebbero inoltre i picchi di affluenza che creano disagio sia ai clienti che ai negozianti e tutti ne guadagnerebbero in salute.
Quindi l'idea è buona. Ma deve essere supportata con semplici, ma essenziali aggiunte:
4- Può un negoziante lavorare 24 ore al giorno? Direi proprio di no. Si lavora per vivere, non bisogna vivere per lavorare.
5- E allora come può un negoziante stare aperto più a lungo? Necessita di personale che lo sostituisca.
6- Ma il personale non costa parecchio? Non parecchio. Troppo!
E' proprio questo il punto che quei sempliciotti bacati di governanti non gestiscono adeguatamente. Per agevolare il lavoro sia dei negozianti (leggi imprenditori, padroni, amministratori o chiamateli pure come cavolo volete) occorrono i commessi (leggi dipendenti, schiavi, sottoposti o come altro vi piace). I primi devono essere invogliati ad assumere i secondi -e quindi bassi costi, semplicità burocratica e gestionale, vantaggio economico- e i secondi devono essere invogliati a lavorare per l'azienda -e quindi rispetto, riconoscimento della professionalità, retribuzione ecc-.
Riassumendo: l'orario esteso è una buona cosa che attualmente non è supportata adeguatamente dalle leggi, dal mercato del lavoro e dai protagonisti stessi (imprenditori che non investono e dipendenti che non sono professionali).
E' un piccolo inizio. Facciamo che ora si prosegua e si gestisca adeguatamente quello che ancora manca. Il negoziante deve investire. Il dipendente deve lavorare. Lo Stato deve assistere. Non sottrarre.
Ho aggiunto il terzo capitolo di Emily.
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mercoledì 4 gennaio 2012
Notizia boom!
E' questo che forse pensano le redazioni dei mille giornali, televisivi e non, quando ci propinano la loro edizione del primo dell'anno. Credono che sia una super novità, uno scoop esclusivo, farci vedere immagini di distributori di carburante, di bollette, di supermercati e di qualunque altro bene di consumo mentre ci dicono quanto sia aumentato questo e quello e quanto sarà difficile andare avanti per chi ha solo uno stipendio da dipendente e bla bla bla...
Cari giornalisti quand'è che ci farete un TG da primo dell'anno piacevole e ben augurante? La sera prima fate bla bla bla su festa e auguri e tutti felici. Il mattino dopo già ci propinate l'amara realtà che peraltro già conosciamo bene.
Intanto sappiate che ci sono persone che hanno un solo stipendio da dipendente che campano alla grande poichè non è da 1000 euro (potreste fare un servizio su questi lavoratori strapagati per vedere se veramente se lo meritano!). E poi capisco che anche voi abbiate diritto alle ferie, ma copiare i TG degli anni precedenti, cambiando solo qualche numero per fare prima, non è molto professionale.
Insomma cambiano le date, cambiano i governi, ma non cambia l'Italia. Lamenti, aumenti e brutti avvenimenti: rimaniamo dei pezzenti. Anche nel 2012.
Qualcuno dice consoliamoci guardando chi sta peggio. Io preferisco guardare chi sta meglio e ambire a migliorare la situazione. Impegnandomi a fare qualcosa sebbene con fatica e difficoltà.
E chi già ha sia cortese e non faccia ostruzionismo.
In alto a destra c'è ora il secondo passo di Emily.
Cari giornalisti quand'è che ci farete un TG da primo dell'anno piacevole e ben augurante? La sera prima fate bla bla bla su festa e auguri e tutti felici. Il mattino dopo già ci propinate l'amara realtà che peraltro già conosciamo bene.
Intanto sappiate che ci sono persone che hanno un solo stipendio da dipendente che campano alla grande poichè non è da 1000 euro (potreste fare un servizio su questi lavoratori strapagati per vedere se veramente se lo meritano!). E poi capisco che anche voi abbiate diritto alle ferie, ma copiare i TG degli anni precedenti, cambiando solo qualche numero per fare prima, non è molto professionale.
Insomma cambiano le date, cambiano i governi, ma non cambia l'Italia. Lamenti, aumenti e brutti avvenimenti: rimaniamo dei pezzenti. Anche nel 2012.
Qualcuno dice consoliamoci guardando chi sta peggio. Io preferisco guardare chi sta meglio e ambire a migliorare la situazione. Impegnandomi a fare qualcosa sebbene con fatica e difficoltà.
E chi già ha sia cortese e non faccia ostruzionismo.
In alto a destra c'è ora il secondo passo di Emily.
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