domenica 12 agosto 2012

Delusione.


Tutti abbiamo conosciuto la delusione. Una sorpresa sbagliata da piccoli, un mancato voto da scolari, una sconfitta quando pensavi di aver la vittoria in pugno. Per non parlare di quelle amorose. Ma quando ti sconfiggi da solo, di fronte a qualcosa che sai fare, che hai già fatto e dove non c'è nulla che ti impedisca di rifarlo, ma non ce la fai lo stesso perché la tua testa sbagliata in quel momento ti dice che non ce la fai... beh è lì che conosci la vera sconfitta. La delusione che viene da dentro, quella originata da te stesso. Non puoi dare la colpa alla sfortuna, al vento contrario, ad altri o alle stelle. E' colpa tua. Sei tu che sbagli. E sei pervaso dal dubbio e ti chiedi se veramente sarai in grado di farlo ancora o se è il caso che lasci tutto e prendi la strada del declino abbandonando i tuoi sogni e rassegnandoti al tramonto, sforzandoti di accettare la tua incapacità e cominciando a declamare "ai miei tempi io riuscivo...", mentre ora sei solo un vecchio stanco che si trascina sul bastone e che in tutta la vita non ha nemmeno imparato ad acquisire la saggezza che solitamente l'età si porta appresso.
Persistere e riprovare o ritirarsi e abbandonare? In fondo una salita è solo una discesa con un altro punto di vista.
Io persisto.
Ma fra qualche giorno.
Ora voglio solo chiudere gli occhi e riposarmi di una fatica che non ho fatto.



venerdì 3 agosto 2012

Le Olindiadi!

Che siate sportivi o no le Olimpiadi portano sempre una voglia di uscire dal torpore casalingo per cimentarsi in uno qualunque degli sport che le immagini in tv ci propongono di continuo. Io, che ho un particolare rapporto con la pigrizia al punto da cimentarmi nella stesura di un manuale in merito (manuale che sto scrivendo da vent'anni visto che sarebbe paradossale scriverlo in un tempo ragionevole), mi autoproclamo presidente e unico membro del "comitato dei giochi Olindici" e dò vita ad una nuova serie di sport per estimatori della quiete ed ecosostenitori: come più volte ci hanno fatto notare gli ambientalisti ad ogni nostra azione corrisponde un impatto sul pianeta. Ne consegue che minore sia l'impegno posto nell'azione, minore sarà l'impatto ambientale.
Pertanto ecco la lista delle discipline che intendo promuovere nelle Olindiadi:

-Assopimento su amaca-
Il cronometro parte alla fine della frutta e decreterà vincitore chi primo si addormenta.

-Velocità di clic al mouse-
Per essere buoni navigatori non basta una bussola e il vento a favore, occorre saper passare celermente e con sicurezza da una pagina all'altra fino al raggiungimento della meta designata.

-Sputacchio dei semini d’anguria-
Tradizionalmente rozzo, ma non privo di fascino: i lanci lunghi hanno sempre portato stupore nel pubblico.

-Ripristino del telecomando-
Il telecomando non cambia canale. Occorre aprirlo e cercare di far fare contatto alle batterie nonostante i contatti siano ossidati. Il tutto ovviamente senza alzarsi dal divano e senza usare i tasti del televisore.

-Abilità in cucina-
Una giuria di esperti giudicherà quale pietanza è la più saporita tra le buste Knorr fornite ai concorrenti: tutti possono essere bravi a cucinare con ingredienti freschi e genuini, ma per dar sapore ad una minestra disidratata bisogna essere bravi veramente.

-Orientamento in città-
Riuscire a trovare una via sconosciuta, sapendo solo il quartiere di appartenza, per non far la fatica di aprire il cruscotto e impostare il navigatore.

-Lavatrice individuale-
Ottenere la migliore pulizia possibile su indumenti di diversi colori e composizione, con un unico lavaggio e senza far scolorire nulla.

-Lancio dell'immondizia-
Appostarsi sul balcone con il sacchetto, attendere che qualcuno apra il cassonetto e approfittarne lanciandoci dentro la propria spazzatura evitando così di dover scendere di persona.

Naturalmente si accettano segnalazioni di altre interessanti discipline che possano avere insito nel loro svolgimento quello spirito Olindico necessario ad unire i popoli succubi di quella lasciva licenziosità.


giovedì 26 luglio 2012

Digito ergo sum.

Tanto lavoro, un breve weekend di vacanza e un lungo guasto all’adsl: questo è quanto serve a tenere lontano una persona dal proprio blog per più di un mese.
Al di là del fastidio…
"la invitiamo ad attendere per non perdere la priorità acquisita" (ATTENDERE!? ANCORA?!)
…oltre le beffe…
"con questo codice potrà seguire l’iter della richiesta di assistenza sul sito" (MA COME CI VADO SUL SITO SE L’ADSL NON VA?!)
…dopo l’insulto…
"ma se lo diceva subito che era stato un temporale allora glielo cambiavano subito il router!" (IO L’HO DETTO!)
…quello che rimane è la consapevolezza di impotenza che ti assale in quei momenti.
L’impossibilità di dare sfogo ai propri pensieri paradossalmente ne crea un altro: digito ergo sum.
Ho scoperto di non esistere se non scrivo.
E’ una brutta malattia, ma si puo guarire.
Ai blogger che ne soffrono consiglio di provare a staccarsi per brevi periodi dalla tastiera e immergersi nel mondo reale. Qualche sorpresa c'è sempre.
...Anche se non sempre positiva...


giovedì 21 giugno 2012

E' ...state!

Primo giorno d'estate. Una calda che passerò in città a lavorare. Solo. Per soldi.
Chi non ha lavoro direbbe che non posso lamentarmi.
Ma questo è il mio blog e io mi lamento lo stesso. Perché lavoro per necessità e non per il piacere di fare. Perché non amo il mio lavoro, ma è solo un modo per sbarcare il lunario. Perché mi ruba tanto tempo che vorrei dedicare a mille altre attività che, ahimé, non rendono quattrini.
E a chi non lavora (ed io ci sono già passato più volte) ricordo che pagare i conti di fine mese allevia lo stress, ma non rende felici. Fare quello che ci piace rende felici. Uno stipendio non risolve tutti i propri guai. La vita non è una busta paga.

Felice estate a tutti!

giovedì 14 giugno 2012

La storia si ripete.

Altro ufficio, solita storia:
-Sei bravo, sei bello, sei buono. Quindi ora fai di più degli altri.-
Questo è il succo di una promozione appena avuta.
Il tempo ci dirà se anche il seguito sarà lo stesso del passato:
-Fai più degli altri, ma vieni pagato e riconosciuto come loro pari. Quindi sei solo un pirla.-
Lo scopriremo fra qualche mese...


Nel frattempo costruisco la piramide da solo.

...Come vorrei dedicarmi solo alle mie narrazioni... :(

sabato 9 giugno 2012

L'economia che rompe le lavatrici.

Ho riparato una lavatrice guasta. Una moderna lavatrice di marca, in doppia classe A, con appena tre anni di servizio all'attivo e utilizzata per il bucato di un single. Praticamente nuova. C'era il tasto di avvio che non avviava l'apparecchio. Sarebbe bastato chiamare un tecnico: 45 euro per l'uscita, 20 per la manodopera e 10 per sostituire il tasto incriminato ovvero un pezzetto di plastica stampata dalla forma astrusa e apparentemente inspiegabile.
Comodo essere ricchi e poter buttare via i soldi così, senza preoccuparsene.
Ma io non sono ricco e ho dovuto fare da me: ho smontato il pannello comandi, ho realizzato quale fosse l'intoppo e con l'improvvisazione di Mc Gyver l'ho modificato per renderlo riutilizzabile. Ora funziona di nuovo e funzionerà fino alla morte dell'apparecchio.
L'ora impiegata per questa operazione mi ha dato modo comprendere ancora di più l'universo delle grandi aziende, quelle dei grandi numeri, con nomi altisonanti riconosciuti a livello europeo se non mondiale: sono piene di furbi imbecilli assunti proprio in virtù della loro imbecille furbizia, ossia persone che studiano anni appositamente per attuare il loro scopo lavorativo di creare meccanismi complessi per realizzare progetti semplici e ampiamente acquisiti. Come quello di chiudere un interruttore per dare corrente ad un circuito. Tutto questo per impedire all'utente medio di mettere mano all'apparecchio costringendolo a contattare uno specialista che chiaramente elargirà i propri servigi dietro cospicua parcella.
E' un sistema assurdo e stupido che a lungo termine porta a ciò che viviamo ora: la crisi economica.
Per quanto vogliano farcelo sembrare complesso l'economia è di una semplicità elementare: io vendo un bene o un servizio e tu paghi. Guadagno = ricavo - spesa. Elementare. Troppo. Nasce così l'esigenza di complicare all'infinito il semplice e dare la possibilità di guadagnare più soldi dallo stesso bene e, estremizzando il concetto, esce fuori la moderna economia fondata sullo sfruttamento del consumatore. Ma il consumatore, anche il meno avveduto, ha un limite di portafoglio e lo sfruttamento indiscriminato porta all'impossibilità dell'acquisto ergo alla crisi. Altro concetto elementare ignorato dai soliti supercapi che tutto sanno e tanto guadagnano.
Aziende: volete uscire dalla crisi? Semplificate. A partire dalla struttura dei vertici aziendali: licenziate/declassate/abolite almeno la metà dei vostri quadri e dirigenti. Essi non servono che a complicare e lo fanno solo per mantenere i loro privilegi lesivi al bilancio.
Meno presidenti e più lavoratori: è questo che serve alle aziende.
Anche all'azienda Italia.