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giovedì 26 gennaio 2012

Terremoto, manifestazioni, mala sanità e altro.

Oggi ci sarebbe molto da commentare. Tg e carta stampata non lesinano disgrazie da propinarci.
Ma oggi sono più umano del solito e visto che il blog è mio decido di portare l'attenzione verso una semplice osservazione che andrebbe correttamente valutata da chi può far qualcosa: perchè le penne, le biro, e anche le matite le fate tonde o comunque che rotolano facilmente?? Ma perchè cavolo non le fate quadrate o con una sporgenza tipo il ferretto per infilarle nel taschino!
Immaginatevi la classica Bic o la Replay: stai scrivendo, l'appoggi sul tavolo senza il tappo e questa subito che rotola lontano, cade dal tavolo e magari ti finisce sui pantaloni e te li macchia! Ma, dico io, che ci vuole a fare una biro che non rotola!! Quasi tutti i tavoli sono un po' storti. In più mentre uno lavora o è al telefono non ha mica il tempo di infilare il tappo ogni volta! E poi con la penna ci giocherelli anche, è normale che ti possa cadere. Quindi fammela che non rotola così quand'è caduta sopra o sotto la scrivania non devo rincorrerla!!!
Cari costruttori di penne vi ho dato l'idea del secolo per fare milioni. Sfruttatela! Così almeno finirò di rincorrerle.
PS: le prossime biro le comprerò tutte a pulsante con ferretto fisso anche se costano di più. Almeno non scappano!

Ho terminato il racconto di Emily. Mi mancherà. Era una donna particolare.

sabato 21 gennaio 2012

Inizia un weekend.

Dopo una settimana di lavoro l'arrivo del weekend, dove potersi dedicare un po' a se stessi e a chi ci fosse vicino, pare il raggiungimento della meta più ambita. Il coronamento di un sogno. E invece è solo una pausa di tempo tra una fatica e l'altra. Indispensabile e godibilissima, ma una semplice pausa. Dove vogliamo arrivare col nostro lavoro? Davvero ci serve così tanto? I soldi che ci porta acquistano veramente la nostra felicità? Oppure avremmo solo bisogno di più tempo per noi?
Tempo. E' proprio ciò che gestiamo peggio e che ci serve di più.
Una macchina del tempo ci farebbe comodo anche solo per rifare meglio la settimana appena passata.
Ridurre il tempo di lavoro al minimo indispensabile per dedicarci maggiormente a ciò che amiamo veramente fare. Questo sarebbe un obiettivo importante da raggiungere.
Chissà se Emily potesse aiutarci col suo strumento?
Capitolo VI pubblicato.
Buon riposo.
E, a chi lavorasse, buon lavoro.

lunedì 16 gennaio 2012

Un fine settimana tormentato.

Ogni giorno accadono moltissimi avvenimenti. Pochi di essi rimbombano nei principali organi di diffusione.
Ad esempio non troverete mai l'elenco dei morti per incidenti stradali del giorno. Perchè non fa notizia. E' ormai una cosa data per usuale. Usuale morire per strada. Come nel Medioevo. Così i giornalisti volgono la loro attenzione a fatti che sappiano attrarre meglio l'attenzione del pubblico. E il weekend appena passato ci ha portato due titoloni da prima pagina: l'Italia economica retrocessa in serie B e il naufragio della Costa Concordia.
Sulla prima un veloce commentino: oltre mezzo secolo di mal governo da parte di TUTTE le amministrazioni e ci si stupisce dell'avvenimento? L'unica cosa di cui ci dovremmo stupire è che ancora oggi crediamo a venditori di aria fritta ovvero le cosidette agenzie di rating. -Complimenti a queste ultime per saper tirar fuori soldi dal nulla!-
Sulla seconda una riflessione: sembra che alla base della tragedia ci sia stato un errore umano. Incredibile che un singolo errore umano possa mettere in crisi una simile struttura. Il Titanic navigava a vista umana nel buio della notte e forse anche nella nebbia. Una nave moderna come la Concordia no. Com'è possibile che i mille sistemi tecnologici che abbiamo oggi abbiano fallito?
Chiunque sarà il capro espiatorio dell'accaduto è certo che non usiamo ancora sufficientemente bene la tecnologia. E se muori su di un castello galleggiante o in un'automobile il risultato è sempre lo stesso, anche se i giornalisti te lo fanno apparire differente: non valutiamo a sufficienza la vita umana.
Chissà se questa è presente nella classifica di Stardard & Poor?

E' arrivato un altro pezzetto di Emily. Buona settimana.

domenica 8 gennaio 2012

Commercio libero.

In questi giorni si parla parecchio della liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi. Chi dice sì e chi no, come al solito. Mai tutti concordi.
Una semplice analisi fatta con un po' di buon senso può fornire la risposta.
1- Come guadagna un negoziante? Vendendo la merce.
2- Se vendesse più merce guadagnerebbe di più? Si.
3- Potrebbe vendere più merce in meno tempo? Difficilmente realizzabile: per vendere di più in meno tempo occorre un ampio magazzino per avere tutta la scelta a disposizione, ampi spazi di vendita per contenere maggiore clientela ed elevato numero di commessi per gestire le richieste in contemporanea. Il tutto si traduce in costi elevatissimi e lavoro stressante.
La soluzione sta proprio nella libertà d'orario: un negozio anche piccolo capace di stare aperto 24 ore al giorno ha la possibilità di ricevere molti più clienti e quindi di guadagnare di più. Si eviterebbero inoltre i picchi di affluenza che creano disagio sia ai clienti che ai negozianti e tutti ne guadagnerebbero in salute.
Quindi l'idea è buona. Ma deve essere supportata con semplici, ma essenziali aggiunte:
4- Può un negoziante lavorare 24 ore al giorno? Direi proprio di no. Si lavora per vivere, non bisogna vivere per lavorare.
5- E allora come può un negoziante stare aperto più a lungo? Necessita di personale che lo sostituisca.
6- Ma il personale non costa parecchio? Non parecchio. Troppo!
E' proprio questo il punto che quei sempliciotti bacati di governanti non gestiscono adeguatamente. Per agevolare il lavoro sia dei negozianti (leggi imprenditori, padroni, amministratori o chiamateli pure come cavolo volete) occorrono i commessi (leggi dipendenti, schiavi, sottoposti o come altro vi piace). I primi devono essere invogliati ad assumere i secondi -e quindi bassi costi, semplicità burocratica e gestionale, vantaggio economico- e i secondi devono essere invogliati a lavorare per l'azienda -e quindi rispetto, riconoscimento della professionalità, retribuzione ecc-.

Riassumendo: l'orario esteso è una buona cosa che attualmente non è supportata adeguatamente dalle leggi, dal mercato del lavoro e dai protagonisti stessi (imprenditori che non investono e dipendenti che non sono professionali).
E' un piccolo inizio. Facciamo che ora si prosegua e si gestisca adeguatamente quello che ancora manca. Il negoziante deve investire. Il dipendente deve lavorare. Lo Stato deve assistere. Non sottrarre.

Ho aggiunto il terzo capitolo di Emily.