In questi giorni si parla parecchio della liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi. Chi dice sì e chi no, come al solito. Mai tutti concordi.
Una semplice analisi fatta con un po' di buon senso può fornire la risposta.
1- Come guadagna un negoziante? Vendendo la merce.
2- Se vendesse più merce guadagnerebbe di più? Si.
3- Potrebbe vendere più merce in meno tempo? Difficilmente realizzabile: per vendere di più in meno tempo occorre un ampio magazzino per avere tutta la scelta a disposizione, ampi spazi di vendita per contenere maggiore clientela ed elevato numero di commessi per gestire le richieste in contemporanea. Il tutto si traduce in costi elevatissimi e lavoro stressante.
La soluzione sta proprio nella libertà d'orario: un negozio anche piccolo capace di stare aperto 24 ore al giorno ha la possibilità di ricevere molti più clienti e quindi di guadagnare di più. Si eviterebbero inoltre i picchi di affluenza che creano disagio sia ai clienti che ai negozianti e tutti ne guadagnerebbero in salute.
Quindi l'idea è buona. Ma deve essere supportata con semplici, ma essenziali aggiunte:
4- Può un negoziante lavorare 24 ore al giorno? Direi proprio di no. Si lavora per vivere, non bisogna vivere per lavorare.
5- E allora come può un negoziante stare aperto più a lungo? Necessita di personale che lo sostituisca.
6- Ma il personale non costa parecchio? Non parecchio. Troppo!
E' proprio questo il punto che quei sempliciotti bacati di governanti non gestiscono adeguatamente. Per agevolare il lavoro sia dei negozianti (leggi imprenditori, padroni, amministratori o chiamateli pure come cavolo volete) occorrono i commessi (leggi dipendenti, schiavi, sottoposti o come altro vi piace). I primi devono essere invogliati ad assumere i secondi -e quindi bassi costi, semplicità burocratica e gestionale, vantaggio economico- e i secondi devono essere invogliati a lavorare per l'azienda -e quindi rispetto, riconoscimento della professionalità, retribuzione ecc-.
Riassumendo: l'orario esteso è una buona cosa che attualmente non è supportata adeguatamente dalle leggi, dal mercato del lavoro e dai protagonisti stessi (imprenditori che non investono e dipendenti che non sono professionali).
E' un piccolo inizio. Facciamo che ora si prosegua e si gestisca adeguatamente quello che ancora manca. Il negoziante deve investire. Il dipendente deve lavorare. Lo Stato deve assistere. Non sottrarre.
Ho aggiunto il terzo capitolo di Emily.
Questo è il blog di Olindo Urbani. Sono uno scrittore e qui racconto le mie astrazioni. Leggi quello che preferisci e, se ti andasse, scrivi un commento. Che io potrei eventualmente censurare a mio insindacabile giudizio. Privilegio d'autore. :)
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domenica 8 gennaio 2012
Commercio libero.
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domenica 1 gennaio 2012
2012.
Agli idioti esoterici che credono che quest'anno sia l'ultimo auguro un pessimo anno: con l'ignoranza e la falsa informazione si può solo regredire. Preambolo dovuto.
E' interessante notare come certe cialtronerie, prive di ogni fondamento scientifico, riescano a dilagare ed espandersi con una rapidità invidiabile, mentre ricerche, invenzioni e anche solo notizie utili si muovono a stento sgomitando e raggiungendo solo un gruppo di pochi addetti ai lavori. Probabilmente un evento anche mirabile, se non fosse eclatante e spettacolare, non viene preso in considerazione dal volgo poichè costantemente in cerca dell'exploit che possa dargli luce tra i suoi simili.
E' interessante notare come certe cialtronerie, prive di ogni fondamento scientifico, riescano a dilagare ed espandersi con una rapidità invidiabile, mentre ricerche, invenzioni e anche solo notizie utili si muovono a stento sgomitando e raggiungendo solo un gruppo di pochi addetti ai lavori. Probabilmente un evento anche mirabile, se non fosse eclatante e spettacolare, non viene preso in considerazione dal volgo poichè costantemente in cerca dell'exploit che possa dargli luce tra i suoi simili.
L'attenzione che ricerchiamo negli Altri ci dà valore. Se gli Altri non ci dessero importanza, noi non lo saremmo. Quindi la nostra vita sociale è costantemente alla ricerca di approvazione dagli Altri. E allora, visto che siamo così "altridipendenti" perchè non li valutiamo mai abbastanza questi Altri? Perchè ci appaiono sempre come inferiori, stupidi o inadeguati?
Ricordiamo sempre che ogni giorno anche noi siamo Altri per gli Altri.
Ricordiamo sempre che ogni giorno anche noi siamo Altri per gli Altri.
Ieri il bel tramonto che si irradiava contro la città mi ha convinto a prendere l'auto e a fare un breve giro nelle campagne circostanti.
Sembra strano come si riesca a trovare subito qualcosa quando non la cerchiamo. E invece è ovvio: se fossimo concentrati a pensare "dove sarà quella cosa" non vedremmo altro che il luogo dove la troveremo. Se la troveremo.
Invece, se non cercassimo nulla, tutto quello che ci capita davanti potrebbe essere ciò che ci serve e che non sapevamo stessimo cercando.
Sembra strano come si riesca a trovare subito qualcosa quando non la cerchiamo. E invece è ovvio: se fossimo concentrati a pensare "dove sarà quella cosa" non vedremmo altro che il luogo dove la troveremo. Se la troveremo.
Invece, se non cercassimo nulla, tutto quello che ci capita davanti potrebbe essere ciò che ci serve e che non sapevamo stessimo cercando.
In quella breve gita ho trovato un albero. Quello che vedete qui sopra. Normalmente gli alberi, per chi vive in città, sono una rottura di scatole quando devi parcheggiare, un bramato sussidio quando passeggi d'estate e, purtroppo, un vespasiano per cani in ogni momento.
Nonostante l'insolita limpidezza del cielo lombardo come sfondo, appena disturbato dalla foschia che saliva dal terreno in lontananza, esso appariva malinconico per via della sua nudità, ma anche forte grazie alla possanza data dall'altezza e dall'aprirsi dei rami inneggiando al cielo. A primavera risorgerà splendente di foglie verdi e, grazie ad esse, sembrerà ancora più imponente e la malinconia sarà cancellata dalla forza vitale che saprà trasmettere grazie a quel contorno colorato ondeggiante alla brezza. Pura poesia della natura.
Questo è ciò che vedo ora nella foto di quell'albero.
Nonostante l'insolita limpidezza del cielo lombardo come sfondo, appena disturbato dalla foschia che saliva dal terreno in lontananza, esso appariva malinconico per via della sua nudità, ma anche forte grazie alla possanza data dall'altezza e dall'aprirsi dei rami inneggiando al cielo. A primavera risorgerà splendente di foglie verdi e, grazie ad esse, sembrerà ancora più imponente e la malinconia sarà cancellata dalla forza vitale che saprà trasmettere grazie a quel contorno colorato ondeggiante alla brezza. Pura poesia della natura.
Questo è ciò che vedo ora nella foto di quell'albero.
Tuttavia basta sportarsi di pochi metri e inquadrare il medesimo soggetto da un'altra angolazione per scoprire realtà inaspettate che possono stravolgere le sensazioni che percepiamo. La foto qui sotto toglie buona parte della poesia a causa della centrale tecnica che sorge a breve distanza, con i suoi tralicci, il deposito e il muro ampiamente deturpato da stupidi grafitari.
Ma l'albero è sempre lo stesso.
Quando inquadriamo qualcuno, facciamolo da più angolazioni. Scopriremo cose belle e brutte, ma potremmo anche cogliere la poesia che qualcuno ha dentro.
Ho appena pubblicato il primo capitolo di un nuovo racconto. Buona lettura.
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sabato 10 dicembre 2011
Il blog di Olindo Urbani.
Perchè? (No, non perchè "Olindo". Poteva pure essere peggio! Se mi avessero chiamato "Osporco" oppure "Vigili"...!)
1971-2011. Quest'anno ho compiuto quarant' anni. Per un uomo il quarantesimo compleanno indica il momento di fare un bilancio del proprio operato: analizzare le proprie scelte passate per verificare dove si è giunti nel presente e pianificare al meglio i prossimi quaranta, che si porteranno appresso l'inevitabile declino fisico che la vecchiaia comporta. Almeno finchè la scienza ci darà la soluzione per avere un fisico e soprattutto un cervello sempre giovani e attivi. Fanculo a chi dice che è contro natura: se si potesse vivere in eterno senza invecchiare, perchè non farlo? Ci mettiamo anni a imparare e apprendere e diventare tutto quello che siamo, perchè sprecarlo crepando? Per inciso anche un aereo e un cesso sono contro natura: li hanno inventati gli uomini per migliorare la propria vita, ma sembra che nessuno se ne lamenti.
Orbene il bilancio non è necessariamente l'arrivare ad una determinata posizione sociale o lavorativa. A volte un operaio può essere più felice di un dirigente. La migliore situazione economica aiuta molto a livello di cruda realtà materiale, ma non riempie lo spirito e non fa gioire l'anima. E infatti i ricchi di soldi solitamente sono tristi dentro e hanno come loro unico credo quello di raggiungere nuove e sempre maggiori ricchezze, sperando che queste possano donar loro la felicità che ogni uomo cerca come scopo primo nella vita, accecati dal materialismo. Eh si! La risposta alla celeberrima domanda metafisica "Che scopo ha la vita?" è proprio questa: cercare, trovare e godere della felicità. Felicità che è differente in ogni singolo individuo. E che quasi mai viene perseguita fin dal principio del proprio essere coscienti, ovvero l'età adulta. Un giovane adulto nel cosiddetto mondo occidentale cerca il successo sociale, la fama, la ricchezza economica, la popolarità nell'altro sesso (o anche nel proprio: i gusti son gusti). Ma "avere" è una felicità superficiale e transitoria più o meno effimera a seconda del bene che la porta. Ad esempio un'auto di lusso che costa svariate decine di migliaia di euro dà un senso di potere e successo a chi ne sia divenuto proprietario, ma è una sensazione che sparisce non appena esce sul mercato il modello modificato col tal gadget in più. E allora questo stesso bene diviene anzi un simbolo di sconfitta, di arretratezza (sei sorpassato!). E il proprietario inizia a soffrire (si, certo, non è che piange come quando Heidi viene portata via lontana dal nonno). Inizia a non trarre più felicità da quello credeva essere un arrivo, una cima conquistata e, cavolo! Ora ce n'è un'altra! E comincia a pensare a scalare anche quella (in fondo basterebbe buttare altre migliaia di euro di differenza per... bho? Avere il bordo dell'accendino cromato??). Essa è poco di più, ma per ora non sei più il numero uno. Sei un due. E col modello successivo sarai pure un tre! Che affronto! Io che... Ma "io" cosa!? Un po' di umiltà, per favore! "Avere" non è la felicità. O meglio, l'avere è una felicità momentanea della quale godere per brevi attimi. Giusto così. Sfizi personali che ci concediamo, ma ai quali va dato il giusto valore e per i quali non bisogna gettare ogni energia.
"Essere" è cio che invece può portare alla più vera e duratura felicità.
Ho detto solo "essere", non "essere stronzi". Quindi fate una bella analisi introspettiva.
Il mio bilancio.
Il blog è mio e quindi vediamo a che punto è il mio bilancio.
Immaginerete: "parla di metafisica, essere e avere, analisi introspettiva. Ca...voli! Questo ha già capito tutto!".
Balle.
Proprio facendo questo bilancio mi sono accorto che io ho, ma non sono. Per la verità non ho neanche tanto. Sono a livello medio/basso nella classifica socioeconomica occidentale. Ho un telefonino, ma non è un I-phone. Ho un'auto, ma non è un "euro 5". Ho una casa, ma anche un mutuo. Quindi "ho" medio.
Ma "sono" cosa?
Io penso. Penso molto. Non necessariamente pensieri fruttuosi. Elucubro e ordisco, osservo, sogno e immagino. E scrivo. Ma rimane tutto solo per me. E ogni tanto qualcun'altro scrive pubblicamente ciò che io già immaginai, ma che non diffusi. Quindi sono uno scrittore, un precursore progressista a volte, ma inconcludente.
Se non ci si concentra su un solo progetto alla volta spesso non si riesce a concludere nulla. E questo è un mio limite. E' un peccato, perchè alcune idee mi sembrano godibili. Allora ho pensato: scrivo per tutti in un blog. E, se i miei racconti piacessero, avrò donato un po' di felicità a chi legge. E questo darà felicità a me. Avrò finalmente concluso il cerchio: io scrivo, chi ha piacere legga. Semplice! Forse.
Ora ci provo. Cliccate sul link in alto a destra per leggere le altre mie pagine dove ci sono i racconti.
1971-2011. Quest'anno ho compiuto quarant' anni. Per un uomo il quarantesimo compleanno indica il momento di fare un bilancio del proprio operato: analizzare le proprie scelte passate per verificare dove si è giunti nel presente e pianificare al meglio i prossimi quaranta, che si porteranno appresso l'inevitabile declino fisico che la vecchiaia comporta. Almeno finchè la scienza ci darà la soluzione per avere un fisico e soprattutto un cervello sempre giovani e attivi. Fanculo a chi dice che è contro natura: se si potesse vivere in eterno senza invecchiare, perchè non farlo? Ci mettiamo anni a imparare e apprendere e diventare tutto quello che siamo, perchè sprecarlo crepando? Per inciso anche un aereo e un cesso sono contro natura: li hanno inventati gli uomini per migliorare la propria vita, ma sembra che nessuno se ne lamenti.
Orbene il bilancio non è necessariamente l'arrivare ad una determinata posizione sociale o lavorativa. A volte un operaio può essere più felice di un dirigente. La migliore situazione economica aiuta molto a livello di cruda realtà materiale, ma non riempie lo spirito e non fa gioire l'anima. E infatti i ricchi di soldi solitamente sono tristi dentro e hanno come loro unico credo quello di raggiungere nuove e sempre maggiori ricchezze, sperando che queste possano donar loro la felicità che ogni uomo cerca come scopo primo nella vita, accecati dal materialismo. Eh si! La risposta alla celeberrima domanda metafisica "Che scopo ha la vita?" è proprio questa: cercare, trovare e godere della felicità. Felicità che è differente in ogni singolo individuo. E che quasi mai viene perseguita fin dal principio del proprio essere coscienti, ovvero l'età adulta. Un giovane adulto nel cosiddetto mondo occidentale cerca il successo sociale, la fama, la ricchezza economica, la popolarità nell'altro sesso (o anche nel proprio: i gusti son gusti). Ma "avere" è una felicità superficiale e transitoria più o meno effimera a seconda del bene che la porta. Ad esempio un'auto di lusso che costa svariate decine di migliaia di euro dà un senso di potere e successo a chi ne sia divenuto proprietario, ma è una sensazione che sparisce non appena esce sul mercato il modello modificato col tal gadget in più. E allora questo stesso bene diviene anzi un simbolo di sconfitta, di arretratezza (sei sorpassato!). E il proprietario inizia a soffrire (si, certo, non è che piange come quando Heidi viene portata via lontana dal nonno). Inizia a non trarre più felicità da quello credeva essere un arrivo, una cima conquistata e, cavolo! Ora ce n'è un'altra! E comincia a pensare a scalare anche quella (in fondo basterebbe buttare altre migliaia di euro di differenza per... bho? Avere il bordo dell'accendino cromato??). Essa è poco di più, ma per ora non sei più il numero uno. Sei un due. E col modello successivo sarai pure un tre! Che affronto! Io che... Ma "io" cosa!? Un po' di umiltà, per favore! "Avere" non è la felicità. O meglio, l'avere è una felicità momentanea della quale godere per brevi attimi. Giusto così. Sfizi personali che ci concediamo, ma ai quali va dato il giusto valore e per i quali non bisogna gettare ogni energia.
"Essere" è cio che invece può portare alla più vera e duratura felicità.
Ho detto solo "essere", non "essere stronzi". Quindi fate una bella analisi introspettiva.
Il mio bilancio.
Il blog è mio e quindi vediamo a che punto è il mio bilancio.
Immaginerete: "parla di metafisica, essere e avere, analisi introspettiva. Ca...voli! Questo ha già capito tutto!".
Balle.
Proprio facendo questo bilancio mi sono accorto che io ho, ma non sono. Per la verità non ho neanche tanto. Sono a livello medio/basso nella classifica socioeconomica occidentale. Ho un telefonino, ma non è un I-phone. Ho un'auto, ma non è un "euro 5". Ho una casa, ma anche un mutuo. Quindi "ho" medio.
Ma "sono" cosa?
Io penso. Penso molto. Non necessariamente pensieri fruttuosi. Elucubro e ordisco, osservo, sogno e immagino. E scrivo. Ma rimane tutto solo per me. E ogni tanto qualcun'altro scrive pubblicamente ciò che io già immaginai, ma che non diffusi. Quindi sono uno scrittore, un precursore progressista a volte, ma inconcludente.
Se non ci si concentra su un solo progetto alla volta spesso non si riesce a concludere nulla. E questo è un mio limite. E' un peccato, perchè alcune idee mi sembrano godibili. Allora ho pensato: scrivo per tutti in un blog. E, se i miei racconti piacessero, avrò donato un po' di felicità a chi legge. E questo darà felicità a me. Avrò finalmente concluso il cerchio: io scrivo, chi ha piacere legga. Semplice! Forse.
Ora ci provo. Cliccate sul link in alto a destra per leggere le altre mie pagine dove ci sono i racconti.
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